Questioni inerenti l’educazione e l’istruzione della comunicazione interculturale

Autrice: Prof. Aneta Stojić

Pubblicato il 16 settembre 2015

 

Affinché una comunicazione interculturale sia da ritenersi parte integrante della vita quotidiana, questa necessita di un adeguato processo educativo ed istruttivo rivolto a coloro che portano avanti il discorso interculturale. Per fare in modo che ciò avvenga risulta necessario sensibilizzare in primo luogo gli insegnanti.

Un insegnante competente in campo interculturale dovrebbe innanzittutto conoscere a fondo la propria cultura e dovrebbe possedere gli strumenti necessari a promuovere le altre culture, dovrebbe rispettare la diversità culturale, capire ed accettare senza pregiudizi gli studenti che appartengono a culture diverse, conseguentemente creare rapporti interattivi con le persone diverse e soprattutto svolgere un lavoro capillare su se stessi in termini di aggiornamenti continui affinché l’aperura, la flessibilità e la critica costruttiva diventino parametri per esprimere opinioni libere da qualsiasi forma stereotipata e di pregiudizio.

Anche gli studenti devono essere guidati nella comunicazione interculturale. In questo caso bisogna puntare su alcune competenze che creino un’identità interculturale flessibile. Una persona che ha raggiunto questo grado di identità è senza ombra di dubbio un individuo capace di interagire non solo con il proprio gruppo sociale, ma anche con i diversi gruppi che condividono lo spazio vitale in cui opera. Un individuo del genere possiede la capacità di comprendere il mondo circostante, di adattarsi e di accettare modelli culturali diversi dai propri.

La competenza interculturale non è da considerarsi solo un elemento aggiuntivo, ma il presupposto indispensabile a promuovere il dialogo quotidiano.

Gli obiettivi della formazione interculturale sono: (a) aumentare la consapevolezza alla diversità, (b) essere coscienti dei propri atteggiamenti, (c) individuare le somiglianze (d) per riconoscere una piattaforma di interazione comune.

A questo punto del discorso è possibile ipotizzare un modello di educazione interculturale che si compone di tre livelli. Il primo punta a sensibilzzare al massimo la consapevolezza della propria identità, al relativo sviluppo della propria autostima che porta al riconoscimento del diverso da sé e pertanto rende possibile capire una cultura diversa dalla propria. Il secondo livello, dovuto essenzialmente alla curiosità, crea le condizioni necessarie a riconoscere e a comprendere il diverso da sé dando vita ad una sorta di empatia. Il terzo livello protende all’azione per cui si attua la comprensione che da vita ad una convivenza pacifica, alla solidarietà e ad una crescente volontà di comprensione reciproca.

I programmi educativo-istruttivi che incoraggiano il dialogo tra studenti di culture, visioni e religioni diverse sono in perfetta sintonia con le linee guida dll’Unesco e contribuiscono ad affermare che il processo educativo sia la molla per dar vita a società sostenibili e tolleranti.

 

Per un confronto dettagliato si rimanda a:

Mrnjaus, K., Rončević, N. e Ivošević, L. (2013). (Inter)kulturalna dimenzija u odgoju i obrazovanju. Fiume: Facoltà di Lettere e Filosofia di Fiume.

Traduzione dalla lingua croata: Corinna Gerbaz-Giuliano, PhD

 

La competenza interculturale

Autrice: Prof. Aneta Stojić

Pubblicato il 6 giugno 2014

 

Lingua e cultura sono legate indissolubilmente. Le differenze tra culture si riflettono, ad esempio, nelle regole relative al comportamento durante le presentazioni, la discussione di determinati argomenti o la distanza fisica tra i parlanti. Tali regole vengono adottate inconsapevolmente dai membri di una data cultura durante la crescita.

La crescita con due lingue comporta anche l'esposizione a due culture. Questo porta al biculturalismo, cioè all'appartenenza a due culture. Il biculturalismo comprende quella che nella letteratura scientifica è chiamata competenza interculturale. Questa competenza si riferisce alla comprensione dell'altro, e i punti di vista caratteristici di una cultura vengono intesi soltanto come una prospettiva tra molte altre. Ciò si riflette nel comportamento in termini di tolleranza verso l'altro. Le differenze tra le culture sono intese come la "normalità" e non come qualcosa che viene giudicato buono o cattivo secondo i propri criteri. Si sviluppa anche la consapevolezza della necessità di una coesistenza tra culture diverse. Il risultato è l’accettazione anche di culture che non possiamo comprendere appieno perché abbiamo compreso e accettato i limiti delle nostre interpretazioni e dei processi di apprendimento. La competenza interculturale è, quindi, la capacità di accettare gli altri nella loro diversità, o la capacità di gestire in mondi diversi, che è particolarmente forte tra le persone biculturali e bilingui.

La competenza interculturale può essere acquisita, oltre che con la crescita bilingue, anche attraverso l'apprendimento di una seconda lingua o una lingua straniera. In altre parole, con l'apprendimento di una seconda lingua o di una lingua straniera non arricchiamo solamente il nostro registro linguistico, ma apprendiamo anche una nuova cultura. Grazie a ciò estendiamo la nostra visione del mondo perché ci rendiamo conto che ci sono diversi modi di vivere e di concepire il mondo. Questo non significa affatto abbandonare la nostra identità; al contrario, la nostra identità ne risulta ampliata e arricchita. Apprendere la cultura associata alla lingua che acquisiamo ci aiuta ad evitare qualsiasi malinteso dovuto alla mancata conoscenza delle regole di comportamento e di uso della lingua che sono culturalmente condizionate.

Nel processo d'insegnamento di una seconda lingua o di una lingua straniera bisognerebbe includere anche l'educazione e l'istruzione interculturale. In senso lato, gli obiettivi di tale educazione e istruzione sono lo sviluppo della tolleranza, dell'empatia e della cooperazione, che tutte assieme sostengono l'apertura nei confronti di altre lingue e culture. In senso stretto, una tale educazione e istruzione rende possibile un'estesa capacità di percezione dello straniero, del comportamento con lo straniero, del riconoscimento dello straniero in noi stessi, e la capacità di risolvere qualsiasi malinteso o addirittura conflitto. Queste abilità possono essere acquisite in età precoce, quando l'atteggiamento verso la cultura straniera gioca un ruolo importante. Infatti, già durante l’età prescolare, e soprattutto durante la scuola primaria, i bambini iniziano a sviluppare delle idee sulle altre culture. In questa età si consiglia l'utilizzo di storie e immagini, come anche dei media (ad es. la fotografia, il cinema e il teatro), che sono adatti alla tematizzazione dei pregiudizi in modo indiretto. In questo modo i bambini verranno coinvolti emotivamente perché i mondi immaginari consentono una certa distanza e offrono più spazio per l’interpretazione, le proiezioni e le reazioni individuali. Un tale approccio è ancora in fase di sviluppo in Croazia, e perciò uno dei nostri principali obiettivi è quello di far comprendere, a tutti coloro che sono coinvolti nell'educazione dei bambini, che una competenza interculturale sviluppata è una condizione essenziale e necessaria per la corretta comunicazione tra i membri di diverse culture.

 

Bilingualism Matters è stato fondato dalla Professoressa Antonella Sorace dell'Università di Edimburgo.

 

Bilingualism Matters@Rijeka è stato istituito nell'ambito del progetto „Advancing the European Multilingual Experience (AThEME)”.

 

Questo progetto è finanziato dall'Unione Europea nell'ambito del Settimo programma quadro per la ricerca, lo sviluppo tecnologico e la dimostrazione con l'accordo di sovvenzione n.  613465.