Bilinguismo additivo vs. sottrattivo: input linguistico e atteggiamenti linguistici nell’ambito dello sviluppo bilingue

Autrice: Zvjezdana Vrzić, PhD

Pubblicato il 14 gennaio 2016

Le due lingue di una persona bilingue possono essere le migliori amiche o le peggiori nemiche: possono sostenersi a vicenda nello sviluppo reciproco o possono essere in competizione e una lingua può svilupparsi a scapito dell’altra. Nell’ambito scientifico, il primo caso viene definito bilinguismo additivo, mentre il secondo sottrattivo (ingl. additive/subtractive bilingualism).

Molti genitori e, addirittura, gli insegnanti si chiedono se l’apprendimento di due lingue nella prima infanzia possa ridurre in qualche modo lo sviluppo completo di una delle due. In altre parole, temono che l’apprendimento bilingue possa essere intrinsecamente sottrattivo. Comunque, la maggior parte di noi conosce delle persone che parlano fluentemente ed equilibratamente due lingue fin dall’infanzia. Dal punto di vista delle capacità cognitive dell’individuo per l’apprendimento linguistico, non vi sono ostacoli reali per l’acquisizione fluente di due o più lingue. Ad esempio, lo spazio cognitivo per immagazzinare le lingue nel cervello umano non è limitato e il bambino che acquisisce contemporaneamente due lingue è in grado di separarle sin dall’inizio dell’acquisizione stessa. Nelle condizioni in cui un individuo è esposto ad un input linguistico ricco e variegato in ambedue le lingue, l’acquisizione bilingue avrà successo.

Nonostante l’input linguistico sia decisivo per l’apprendimento linguistico, al fine di acquisire una lingua non è necessario essere esposti solo ed esclusivamente ad essa. Il bambino diventa bilingue anche se è esposto la metà o al venti o trenta per cento del tempo destinato all’apprendimento. Ciò è dovuto al fatto che l’apprendimento della lingua, per avere successo, richiede l’esposizione ad una “massa critica” di input linguistico. Per imparare una parola o una struttura, abbiamo bisogno di sentirla un certo numero di volte. Comunque, la quantità di input necessario al fine di acquisire diverse parole e strutture non è equilibrata; infatti, essa viene determinata, tra l’altro, dal loro livello di astrazione o complessità strutturale. Sentire qualcosa tre volte forse non è abbastanza, però sentirlo dieci o quindici volte potrebbe bastare. È interessante notare che quando si impara una parola o una struttura, un’ulteriore esposizione non contribuisce all’acquisizione della lingua, il che significa che in questo modo si libera del tempo per imparare altre lingue. Tali meccanismi di acquisizione linguistica fanno sì che lo sviluppo bilingue sia di per sé additivo.

È possibile, tuttavia, che l’apprendimento di una seconda lingua ostacoli la continuità dello sviluppo della prima lingua del bambino, il che indica che in alcuni casi il bilinguismo infantile sia davvero sottrattivo. La seconda lingua diventa la lingua dominante del bambino, mentre la sua prima lingua si sviluppa più lentamente e ad un certo punto smette di svilupparsi o viene completamente espulsa dall’uso da parte della lingua dominante. I figli degli immigrati e degli appartenenti alle minoranze etnolinguistiche spesso sperimentano un stagnazione dello sviluppo o addirittura la perdita completa della propria lingua ereditaria quando iniziano a frequentare la scuola. Il perfezionamento della lingua della scuola diventa una priorità e ci rimette la lingua minoritaria. La lingua della scuola è potente e prestigiosa perché in genere è la lingua dominante della società e permette di aumentare le possibilità nell’ambito della mobilità e accettazione sociale. L’accettazione sociale è particolarmente importante per i bambini e i giovani, poiché essi non desiderano differenziarsi dai propri coetanei e amici. Di conseguenza, anche le lingue minoritarie che godono di un notevole prestigio culturale e sostegno istituzionale, come ad esempio la lingua italiana in Croazia, si trovano a lottare per il proprio posto nella vita dei bambini e dei giovani.

Il sospetto e gli atteggiamenti negativi verso il bilinguismo e la lingua minoritaria nutriti dalla società, dagli insegnanti, dai genitori e dai bambini stessi, che si riflettono nell’ambito dell’interrogazione sul valore pratico e culturale della lingua in questione, portano al bilinguismo sottrattivo. La preoccupazione principale dell’ambiente in tal caso riguarda il quesito se i parlanti della lingua minoritaria acquisiscano con successo la lingua dominante della società. Questa preoccupazione è presente pure quando l’acquisizione della lingua della maggioranza è indiscutibile in virtù del suo valore pratico e dell’ampia disponibilità nell’ambito dei media e dell’educazione, del processo naturale di integrazione sociale e della pressione esercitata dall’ideologia del monolinguismo, consueta negli stati nazionali. Tuttavia, l’auspicata acquisizione della lingua maggioritaria non dovrebbe essere accompagnata dalla perdita del bilinguismo, ovvero dall’uso esclusivo della lingua maggioritaria con il conseguente abbandono della lingua minoritaria ereditaria.

Wallace Lambert (Lambert, 1975) è uno dei primi che alcuni decenni fa si è occupato della differenza tra il bilinguismo sottrattivo e quello additivo e dell’influsso degli atteggiamenti sociali sullo sviluppo bilingue. Come è noto dagli esempi frequentemente studiati provenienti dal Canada, il suo paese nativo, il bilinguismo additivo è relativamente facile da conseguire nelle scuole bilingui rivolte ai parlanti della lingua maggioritaria, come ad esempio nelle scuole frequentate dai parlanti della lingua inglese, in cui le lezioni sono tenute in inglese e in francese. Dopo aver terminato tali programmi, i bambini parlano fluentemente sia la prima che la seconda lingua. Non vi è alcun motivo per non consentire una tale esperienza arricchente anche ai bambini che parlano una lingua minoritaria. I programmi linguistici duali (ingl. dual language programs) negli Stati Uniti d’America, ad esempio, offrono una tale possibilità sia ai parlanti della lingua maggioritaria, che ai parlanti della lingua minoritaria. L’istruzione nella lingua materna – concessa alle minoranze nazionali e autoctone in vari paesi dell’Europa, inclusa la Croazia, e altrove – che include le lezioni nella lingua maggioritaria, è un’altra forma di educazione bilingue che riscuote successo.

Accanto ai programmi descritti, esistono anche altri modi per sostenere un sano e arricchente sviluppo bilingue del bambino. È fondamentale che la famiglia e la comunità trasmettano ai propri bambini atteggiamenti positivi verso la lingua minoritaria, che si rifletteranno a loro volta sull’inclinazione verso il suo utilizzo nella comunicazione quotidiana, e la coltivazione del suo ruolo sociale. Siccome gli atteggiamenti positivi determinano la fruizione regolare della lingua materna da parte dei genitori e degli altri membri della comunità, i bambini ricevono quello di cui hanno bisogno per imparare la lingua in questione – un ricco input linguistico e una serie di occasioni per utilizzare la lingua.

 

Bibliografia

Lambert, W. E. (1975). Culture and language as factors in learning and education. In A. Wolfgang (a cura di), Education of immigrant students: Issues and answers (pp. 55–83). Toronto: Ontario Institute for Studies in Education.

Per ulteriori informazioni consultare:

Crystal, D. (2010). Language death. Cambridge: Cambridge University Press.

Pearson, B. Z. (2008). Raising a bilingual child: A step-by-step guide for parents. New York: Random House.

Traduzione dalla lingua croata: Nada Poropat Jeletić, PhD

 

Domande frequenti sull'educazione dei bambini bilingui

 

Questo testo è stato pubblicato in Raising Bilingual Children (“Educazione dei bambini bilingui”), un opuscolo scritto da Antonella Sorace e Bob Ladd nel maggio del 2004 e pubblicato dalla Società linguistica americana (Linguistic Society of America). Il testo è riprodotto interamente in questo sito con il permesso della società.


Perché dovremmo desiderare che i nostri bambini siano bilingui?

Ci sono molte ragioni, ma le due più comuni sono:

  • I genitori parlano due lingue diverse (ad esempio una donna americana e un uomo turco).
  • I genitori parlano la stessa lingua, ma vivono in una comunità in cui la maggioranza parla un’altra lingua (ad esempio una coppia coreana che vive in Gran Bretagna).

Nel primo caso, sia la madre che il padre potrebbero voler usare ciascuno la propria lingua quando parlano con i figli. In questo caso si parla di famiglia bilingue. Nel secondo, i genitori potrebbero voler usare la loro lingua materna in casa anche se i figli hanno la necessità di comunicare con il mondo al di fuori della soglia di casa. In questo caso si parla di contesto bilingue. La nostra situazione personale è quella di una famiglia bilingue italo-inglese in un contesto di lingua inglese, e parte di quello che vi riferiamo qui è basato sulla nostra esperienza diretta di genitori di bambini bilingui.


Ma i bambini non si confondono quando sentono parlare due lingue diverse?

In breve, la risposta è no. I bambini sono estremamente sensibili ai diversi modi in un cui le persone parlano. Anche quando sentono soltanto una lingua, si rendono conto molto rapidamente che ci sono delle differenze tra il modo di parlare degli uomini e delle donne, tra il parlare in modo educato e maleducato ecc. Per i bambini, la lingua è solo un’altra caratteristica che differenzia le persone!

Cinquant’anni fa gli insegnanti in tutta l'America Settentrionale dicevano ai genitori immigrati che era meglio per l’educazione dei bambini parlare l'inglese a casa. Alcuni ricercatori pensavano che essere esposti a due lingue fin da piccoli fosse uno svantaggio per i bambini. Successive ricerche hanno dimostrato che tutto ciò non è vero e che il bilinguismo porta dei vantaggi (oltre al fatto in sé di conoscere più di una lingua), come ad esempio avere un modo di pensare più flessibile. Lo svantaggio che le prime ricerche notarono era generalmente uno svantaggio economico, legato alle difficoltà della vita degli immigrati.

Lo sviluppo bilingue a volte può causare uno sviluppo linguistico leggermente più lento rispetto a quello monolingue. Il nostro figlio maggiore all’età di quattro anni e mezzo diceva ancora "Where you are?" al posto di "Where are you?" in inglese. Questo è parte del normale sviluppo linguistico anche nei bambini monolingui inglesi, ma questi generalmente comprendono che devono dire "Where are you?" quando raggiungono i tre o quattro anni. Per il nostro figlio maggiore c’è voluto soltanto un po’ di più.


Ma i bambini bilingui non mescolano mai le loro lingue?

Come i bilingui adulti, i bambini bilingui usano spesso parole di una lingua quando parlando nell’altra lingua (questo fenomeno viene chiamato commutazione di codice), ma ciò non significa che confondano le due lingue tra di loro. Nella nostra famiglia bilingue italo-inglese, gran parte del lessico relativo al cibo è italiano, e lo usiamo anche quando parliamo in inglese (addirittura quando esiste un corrispettivo inglese). Quindi parliamo di pollo invece che di chicken e di sugo invece di sauce. Tuttavia, quando comunicano con parlanti monolingui, i bambini bilingui stanno attenti a usare solo la lingua adatta.


Allora, come facciamo ad insegnare due lingue ai nostri bambini?

L'idea principale, della quale bisogna tener conto, è che i genitori non "insegnano" ai propri figli a parlare, come neppure a camminare o sorridere. Nello sviluppo del linguaggio l'esposizione e la necessità sono le componenti più importanti. Se un bambino viene esposto fin dalla nascita ad una lingua in circostanze diverse, con varie persone, e se sente che è necessario usare questa lingua per interagire con il mondo attorno a sé, egli la imparerà. Se viene esposto a due lingue, in diverse circostanze, con persone diverse, dal momento della nascita, e se ha bisogno di usarle entrambe per comunicare con la gente attorno a sé, le imparerà entrambe.


Ma è davvero possibile che il nostro bambino esposto a due lingue fin dalla nascita possa impararle entrambe senza problemi?

Molti esperti raccomandano, per le famiglie bilingui, il metodo "un genitore, una lingua". Esso consiste nel fatto che, ad esempio, la mamma (o Mommy, o Mamma, o Mutti) parla sempre con i bambini nella propria lingua, e il papà (o Daddy, o Papa, o Vati) nella sua. Questo è un buon punto di partenza per una famiglia bilingue, ma non è l’unico, e anche in questi casi ci possono essere delle difficoltà.


Quali sono i problemi del metodo "un genitore, una lingua"?

Uno dei possibili problemi è stabilire l’equilibrio. I bambini hanno bisogno di udire entrambe le lingue spesso e in diverse circostanze. Se percepiscono la lingua "meno importante" soltanto da un genitore, l’esposizione a questa lingua può essere insufficiente affinché questa si sviluppi in modo naturale. I bambini potrebbero avere l’impressione di non avere bisogno della lingua "meno importante", soprattutto se entrambi i genitori comprendono la lingua "più importante".

In questi casi è essenziale trovare altre fonti di esposizione e altri modi per creare un senso di necessità. I nonni monolingui possono essere particolarmente utili in questo caso! Potete includere dei cugini, una nonna, o una baby sitter che parlino l’altra lingua mentre badano ai bambini? C’è un asilo nido o un gruppo di gioco nei quali potrebbero udire l’altra lingua? Potete trovare dei materiali video o degli audiolibri nell’altra lingua? Tutto questo può fare la differenza – soprattutto se l’esposizione richiede l'interazione con altre persone, e non solo guardare la televisione. Quando i nostri figli erano piccoli ricorrevamo a metodi come questi per potenziare l’italiano in un ambiente prevalentemente di lingua inglese.

Un altro problema è quello di mantenere una situazione naturale. Se i bambini si rendono conto di essere costretti a fare qualche cosa di strano o imbarazzante, probabilmente opporranno resistenza. Imporre regole esplicite, come ad esempio parlare alcuni giorni una lingua e alcuni l’altra, può essere molto difficile e può contribuire a creare un atteggiamento negativo.

Un ulteriore problema è l’esclusione. Se, ad esempio, uno dei genitori non parla la lingua dell’altro (facciamo conto, nel nostro esempio, che la donna americana non parli il turco), i bambini saranno coscienti del fatto che ogni volta che parlano in turco al padre, escludono la madre dalla conversazione. Questo potrebbe rendere il bambino riluttante a parlare la lingua di uno dei genitori quando questi sono entrambi presenti. Nella nostra esperienza, una famiglia bilingue ha più probabilità di successo se entrambi i genitori sono capaci per lo meno di capire entrambe le lingue. In questo modo nessuno è mai escluso da una conversazione in famiglia.


Qual è il ruolo dei fratelli e delle sorelle?

L’arrivo di un secondo bambino può sconvolgere l’equilibrio linguistico in una famiglia bilingue, ed è comune che il secondo figlio sia bilingue in maniera meno completa del primo. Di solito il fratello (o la sorella) maggiore parla a quello minore nella lingua "più importante", aumentando la sua esposizione e diminuendo il senso di necessità della lingua "meno importante". Provate a riflettere in anticipo su quello che volete fare in questa situazione. Cercate una strategia che si adatti alle vostre circostanze. Probabilmente vale la pena tentare di assicurasi l’aiuto dei fratelli (o sorelle) maggiori nel promuovere la lingua "meno importante" in famiglia.


I miei bambini erano capaci di parlare bene la nostra lingua di famiglia, ma ora che vanno a scuola la mescolano continuamente con il croato. Cosa posso fare?

Non preoccupatevi. Mescolare le lingue è normale in situazioni in cui tutti le parlano entrambe. Ciò non significa che i bambini ne stiano dimenticando una, o che non sappiano più la differenza fra una lingua e l’altra. Se li ammonite per aver usato il croato rischiate di creare un atteggiamento negativo verso la lingua di famiglia e di peggiorare le cose. Cercate, invece, di creare situazioni naturali, in cui i bambini abbiano veramente bisogno di usare la lingua di famiglia, come ad esempio visitare i nonni monolingui!

Potrete capire meglio questa mescolanza di lingue se tenete presente che l'esposizione è un elemento importante per lo sviluppo linguistico dei bambini. Quando i vostri figli erano piccoli, probabilmente erano più esposti alla lingua di famiglia, ad esempio l'italiano, di quanto non lo fossero con il croato. Ora che vanno a scuola sono esposti al croato per varie ore al giorno, e imparano una quantità di parole nuove e di modi nuovi di usare il linguaggio, ma solo in croato. Probabilmente non conoscono la parola italiana per "quaderno", o "natura e società", o ‘preside’. Quando usano una parola croata in una frase in italiano, insegnate loro la parola in italiano piuttosto di preoccuparvi della perdita della lingua di famiglia. Ricordate che, anche se alla fine il croato finisse per diventare la loro lingua dominante, possono comunque continuare a parlare l'italiano come parlanti perfettamente competenti.

La versione inglese del testo, pubblicato sul sito della nostra sede, può essere letto qui.

 

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