I vantaggi cognitivi del plurilinguismo

Autore: Dott. Siniša Smiljanić

Pubblicato il 31 luglio 2015

Le diverse esperienze della vita influenzano in modo differente le nostre capacità fisiche e cognitive (ad es. la percezione, l’attenzione, la memoria, lo studio, la deduzione delle conclusioni, la risoluzione dei problemi, le decisioni, l’intelligenza). Le ricerche dimostrano che, nel confronto con la popolazione in senso lato, coloro che giocano ai videogiochi sono più sensibili agli stimoli visuali, i musicisti professionisti agli stimoli auditivi, mentre gli architetti possiedono migliori capacità per riconoscere le forme e cogliere i rapporti spaziali (vedi Bialystok, 2009, 2011). Non è una novità il fatto che l’esercizio protratto di una determinata attività fisica o mentale, a parte l’apporto allo sviluppo di determinate capacità, può incidere fisicamente sul cervello umano. Ma è meno noto il fatto che la capacità di parlare due o più lingue, ovvero il plurilinguismo, sia una delle esperienze che hanno una simile influenza sulla cognizione umana.

Poiché le persone plurilingui devono spesso “scegliere” tra due (o più) lingue nella comunicazione quotidiana e conseguentemente reprimere la lingua o le lingue indesiderate per evitare l’interferenza reciproca, esse si trovano in una situazione unica di controllo del proprio comportamento verbale, il che si riflette sulle loro capacità cognitive. I vantaggi più specifici del plurilinguismo sono stati determinati nell’ambito delle funzioni esecutive e di controllo, ovvero di quelle funzioni che sono responsabili del controllo del comportamento in atto, specialmente nelle situazioni con un conflitto di stimoli differenti. Le ricerche hanno confermato che le persone plurilingui, paragonate a quelle monolingui, conseguono migliori risultati nei compiti che si basano sulla direzione dell’attenzione, sull’inibizione delle informazioni irrilevanti o disturbanti e nel passaggio da un compito all’altro. Ad esempio, i bambini plurilingui sono più veloci e hanno più successo nella risoluzione di compiti di categorizzazione degli oggetti secondo diversi criteri. In altre parole, se dapprima bisogna categorizzare gli oggetti in base al loro colore e poi in base alla loro forma, i bambini plurilingui lo possono fare più facilmente rispetto ai monolingui. Le persone plurilingui di tutte le età conseguono anche migliori risultati nell’ambito di compiti come il test di Stroop, in cui va detto il colore di una parola il cui significato induce all’errore (ad esempio la parola “verde” può essere colorata in blu), il che indica che le persone plurilingui hanno più successo nell’inibizione di stimoli disturbanti. Allo stesso tempo, la “scelta” frequente tra due (o più) lingue nella comunicazione quotidiana dei bambini plurilingui porta ad una consapevolezza più precoce del fatto che i punti di vista propri possono differire da quelli altrui. I bambini plurilingui, infatti, possiedono molta esperienza nell’ambito dell’adeguamento della lingua al proprio intrlocutore – essi sanno in che lingua possono parlare con chi e in virtù di ciò effettuano la scelta della lingua.

Esistono delle segnalazioni secondo le quali le persone plurilingui conseguono risultati migliori nella deduzione delle conclusioni matematiche e che possiedono migliori capacità di risoluzione creativa dei problemi. Inoltre, i risultati di ricerche neurolinguistiche hanno dimostrato che il plurilinguismo rallenta il calo delle capacità cognitive in età avanzata e pospone i sintomi dei disturbi neurodegenerativi come il morbo di Alzheimer e altri tipi di demenza fino ad addirittura cinque anni. Quanto detto, comunque, non significa che le persone plurilingui siano più intelligenti di quelle monolingui o che non possano ammalarsi di demenza, ma che possiedono uno “strumento” aggiuntivo che in una certa misura migliora le loro capacità cognitive e le fa mantenere più a lungo con l’invecchiamento. Inoltre, va detto che i vantaggi sopraelencati non si realizzano in tutte le persone plurilingui, in quanto “i vantaggi del plurilinguismo” sono condizionati da numerosi fattori come l’età di acquisizione della seconda lingua, il livello di conoscenza della lingua, la frequenza d’uso della seconda lingua, ecc.

Infine, è importante evidenziare che la connessione tra il plurilinguismo e i suoi apporti alle nostre capacità cognitive è complessa e che, a prescindere dalle numerose ricerche condotte, non è ancora stata chiarita abbastanza. Comunque, prendendo in considerazione i suddetti vantaggi dati dalla conoscenza di più di una lingua lingua, possiamo concludere che il plurilinguismo è senz’altro qualcosa in cui conviene investire.

 

Bibliografia

Bialystok, E. (2009). Bilingualism: The good, the bad, and the indifferent. Language and Cognition, 12(1), 3–11.

Bialystok, E. (2011). Reshaping the mind: The benefits of bilingualism. Canadian Journal of Experimental Psychology, 65(4), 229–235.

Traduzione dalla lingua croata: Nada Poropat Jeletić, PhD

 

Quali sono i vantaggi del bilinguismo?

Il bilinguismo non porta solo una serie di benefici sociali. Vari studi scientifici hanno dimostrato che "fa bene anche alla mente"!

In confronto ai bambini monolingui, i bambini bilingui possono...

  ...comprendere meglio il funzionamento della lingua e acquisire più facilmente altre lingue.
  ...imparare a leggere prima dei bambini monolingui.
  ...iniziare prima a rendersi conto che il punto di vista delle altre persone può essere diverso dal loro.
  ...distinguere meglio le cose importanti da quelle non importanti facendo i compiti e poter passare con più facilità da un compito all'altro.

 

Alcune ricerche suggeriscono che il bilinguismo protegge dal declino della memoria e della comprensione in età avanzata.

I vantaggi del bilinguismo sono presenti con qualsiasi combinazione di lingue, a prescindere dal loro status.

 

Bilingualism Matters è stato fondato dalla Professoressa Antonella Sorace dell'Università di Edimburgo.

 

Bilingualism Matters@Rijeka è stato istituito nell'ambito del progetto „Advancing the European Multilingual Experience (AThEME)”.

 

Questo progetto è finanziato dall'Unione Europea nell'ambito del Settimo programma quadro per la ricerca, lo sviluppo tecnologico e la dimostrazione con l'accordo di sovvenzione n.  613465.