Il dialetto nell’insegnamento linguistico

Autrice: Dott. Iva Peršić

Pubblicato il 8 luglio 2016

La lingua a scuola ha un duplice ruolo: il conseguimento della padronanza linguistica e l’uso attivo della lingua costituiscono le finalità didattiche dell’insegnamento della lingua madre e delle lingue straniere, ma la lingua è anche il mezzo primario di tutto il processo didattico. Gli obiettivi di apprendimento di tutte le materie scolastiche, infatti, vengono conseguiti attraverso la lingua. Tuttavia, non esistono lingue che siano parlate ovunque allo stesso modo, “standard”, ma in ogni area geografica più o meno grande vi sono presenti delle varietà linguistiche che si distinguono per certe loro peculiarità sia dalla lingua standard sia da altre forme di parlate non standard. La più comune tra queste varietà è sicuramente quella dialettale. L’uso del dialetto, ovvero della parlata locale, è limitato per lo più a una specifica area geografica e a situazioni comunicative informali e spesso riflette l’identità regionale, etnica o famigliare del parlante. In alcuni momenti storici – per diverse ragioni sociologiche, politiche, storiche ecc. – il dialetto è stato considerato una variante inferiore della lingua standard, per cui il suo uso veniva limitato. Tuttavia, al giorno d’oggi si mette sempre più in evidenza il valore del dialetto e il suo potere di arricchire tanto la lingua standard quanto la competenza linguistica personale. È altrettanto evidente che ogni parlata individuale mostra qualche caratteristica dialettale (o di altro tipo), a meno di non sorvegliare attentamente la propria produzione (ma può accadere lo stesso). Come giustamente affermato dall’accademico Radoslav Katičić in occasione della 19a riunione del Consiglio per la normazione del croato standard, tenutasi l’11 ottobre 2007: “Tutti costruiscono la propria espressione linguistica standard sulla base della propria spontaneità dialettale, quale che sia, con l’istruzione e i libri, grazie all’uso scritto e ai discorsi pubblici.”

Inoltre si sa da tempo che le nuove conoscenze vengono acquisite meglio e più facilmente in un ambiente positivo e stimolante. Uno dei modi per ottenere un tale ambiente è rappresentato dall’uso di elementi cari e noti allo studente, come lo sono i temi e motivi del suo ambiente circostante e gli elementi della sua parlata locale. Con il termine luogo natio non si denota solo il luogo di nascita o di residenza in senso geografico, ma anche tutta una serie di vari aspetti, da quelli emotivi e psicologici a quelli culturali ed estetici. È quindi estremamente importante includere nelle attività curricolari ed extracurricolari, nonché nelle attività libere degli studenti, oltre a tutti gli altri princìpi (educativi, scientifici, creativi, letterari, di interdipendenza delle aree di insegnamento, differenziazione e collegamento dei livelli linguistici ecc.), anche il principio di valorizzazione del luogo natio, della località. Sarebbe auspicabile, quindi, che gli insegnanti integrassero nelle loro lezioni anche la componente dialettale, ovvero che consentissero agli studenti di esprimersi liberamente nella parlata che gli è più familiare, “in ogni situazione didattica in cui ciò sarebbe stimolante e utile per la realizzazione degli obiettivi educativi” (Težak, 1996, p. 98), dal momento che in questa maniera si va a collegare l’insegnamento alla vita. Vi sono diversi modi in cui ciò può essere realizzato, tra le altre cose con la creazione di piccoli dizionari (ad esempio, terminologici) della parlata del luogo in cui si trova la scuola, e con l’analisi delle somiglianze e differenze tra questa parlata e la lingua standard, l’analisi delle opere di letteratura dialettale, la realizzazione di progetti incentrati sugli elementi locali e il collegamento delle materie scolastiche ecc. In questo modo si arriva allo scopo primario dei contenuti dialettali nell’insegnamento, ovvero si sviluppa “la coscienza circa il loro ruolo nella comunicazione e nella pratica creativa e il loro rapporto con la lingua standard, il che poi si riflette a livello emotivo nell’assenza di atteggiamenti di sottovalutazione nei confronti sia della propria parlata locale che delle altre parlate” (Težak, 1996, p. 411). È noto, inoltre, che la parola e il pensiero sono strettamente correlati e che lo sviluppo delle competenze linguistiche “arricchisce al contempo i contenuti di pensiero”, amplia le fonti del sapere (Šimleša, 1975, p. 21) e sviluppa le nostre abilità comunicative. Attraverso la riflessione e l’analisi delle somiglianze e differenze tra la lingua standard e non standard gli studenti possono essere introdotti nel mondo della lingua e della letteratura in maniera più “naturale” e addestrati al pensiero analitico e critico, il che è essenziale nell’insegnamento e nella vita in generale.

Tutto ciò vale sia per l’insegnamento della lingua madre sia per l’insegnamento delle lingue straniere. Infatti, anche cercando di insegnare una sola varietà di lingua, non è realistico aspettarsi che gli studenti incontrino e utilizzino solo quella varietà nell’attuale mondo globalizzato e informatizzato. È più utile, pertanto, far conoscere le diverse varietà di una lingua affinché gli studenti possano riconoscerle e sfruttare le caratteristiche tipiche di alcune di esse, più vicine alla propria lingua madre, al fine di avvicinare gli studenti in modo più semplice a quegli elementi didattici particolarmente difficili. Dato che è impossibile evitare l’incontro con le diverse varietà di una lingua viva, tanto della lingua madre quanto della lingua straniera, è auspicabile e utile sfruttarle in classe con l’obiettivo di suscitare interesse per la lingua come sistema, diffondere la cultura linguistica, sviluppare le competenze linguistiche e incoraggiarne l’uso attivo e adatto a particolari situazioni comunicative.

 

Bibliografia

Šimleša, P. (1975). Načelo zavičajnosti kao aspekt povezanosti škole sa životom. In M. Kalčić (cur.), Zavičajna književnost u nastavi (pp. 19–28). Žminj: Čakavski sabor.

Težak, S. (1996). Teorija i praksa nastave hrvatskog jezika 1. Zagreb: Školska knjiga.

Zapisnici i zaključci sjednica Vijeća za normu hrvatskoga standardnog jezika (2005–2012), consultato su http://pravopis.hr/uploads/vijece-za-normu.pdf, 12 giugno 2016.

 

Caratteristiche fondamentali e distribuzione del dialetto ciacavo ecavo

Autore: Dott. Andrej Hendelja

Pubblicato il 17 marzo 2016

 

Il dialetto ciacavo ecavo è una delle varianti della famiglia dialettale ciacava. Nell'ambito della bibliografia, tale dialetto viene pure denominato dialetto ecavo nord-occidentale, ciacavo settentrionale e dialetto ciacavo-ecavo. Le denominazioni di per sé rivelano la sua diffusione nel territorio settentrionale e la sua caratteristica linguistica più significativa – il suono /e/ che ha sostituito il suono arcaico /ě/ (iato). Lo iato è un suono arcaico della lingua protoslava e della lingua croata nel periodo più antico, che non si è mantenuto nelle parlate odierne in Croazia. A seconda della realizzazione di tale suono, le singole parlate si distinguono in ecave, icave, icavo-ecave e (i)ecave.

La variante odierna del dialetto ciacavo ecavo viene parlata nell'Istria centrale e nord-orientale, nel Litorale e nell'entroterra fiumano, sull'isola di Cherso e nella parte settentrionale dell'isola di Lussino. Più specificatamente, i confini del dialetto e le differenze al suo interno possono venir rappresentate mediante i suoi subdialetti. Silvana Vranić, nel libro Čakavski ekavski dijalekt: sustav i podsustavi [Il dialetto ciacavo ecavo: sistema e sottosistemi] (2005), nomina quattro subdialetti: il subdialetto istriano nord-orientale, il subdialetto istriano centrale, il subdialetto litoraneo e il subdialetto insulare, ciascuno dei quali possiede delle caratteristiche peculiari distintive.

Nella città di Fiume il dialetto ciacavo ecavo si utilizza nell'ambito di ambedue le sponde della Fiumara. A oriente della Fiumara la sua fruizione si estende fino a Tersatto, Gornja Vežica, Donja Vežica e Pecine. Si tratta di parlate appartenenti al subdialetto litoraneo. A occidente della Fiumara, le varianti di Cantrida, Gornji Zamet, Donji Zamet, Pehlin, Scurigne, Draga di Scurigne, Drenova e Brašćine-Pulac appartengono al subdialetto istriano nord-orientale.

Di seguito saranno spiegate brevemente le caratteristiche linguistiche fondamentali del dialetto ciacavo ecavo. La sua peculiarità più considerevole riguarda la sostituzione dello iato con il suono /e/ in tutte le collocazione all’interno della parola (nell’ambito di tutti i morfemi), nonché nell’ambito della radice lessicale e in tutte le desinenze. Il suono /e/ appare al posto dello iato nelle parole come breg, cvet, črešnja, drevo, menjat. Eccezionalmente, in alcuni lemmi delle varianti di questo dialetto, anche il suono /i/ può comparire in sostituzione allo iato: divojka, tirat, ist, mihur. Ai margini delle parole, il suono /e/ compare sistematicamente al posto dello iato nella formazione di parole nuove, come ad esempio in dimet, grmet, letet; ostarejen, umejen, obolejen; drugde, kade, svagde. Inoltre, ai margini delle parole lo iato viene sostituito dal suono /e/ anche nella declinazione dei casi, come negli esempi del locativo singolare dei sostantivi di genere maschile e neutro: (na) kolene, obraze, zide; (va) grade, žepe. In alcuni esempi, come divojka, la sostituzione dello iato con il suono /e/ non è completa in nessuna delle parlate del dialetto in questione, comunque, per quanto concerne la lingua croata, i massimi livelli di sistematicità sono rappresentati proprio dal dialetto ciacavo ecavo. Secondo il suddetto riferimento, tale dialetto risulta essere più ecavo dei dialetti caicavi, ritenuti prettamente ecavi.

Il dialetto ciacavo ecavo si distingue pure per quanto riguarda l'accentuazione. In determinate parlate del dialetto ciacavo ecavo si utilizzano tre, due o un solo accento, mentre la lingua croata standard ne possiede quattro. Le parole vengono solitamente accentuate nei cosiddetti luoghi di accentuazione “(più) antichi“, vicini ai margini della parola, come ad esempio in ženȁ. Parte integrante del suddetto dialetto sono pure le parlate marginali che presentano posizioni di accentazione “più recenti“, in prossimità dell'inizio della parola, come ad esempio žȅna. Nelle zone più settentrionali, sul confine con la Slovenia, sono presenti le parlate di Scalnizza, Rupa e Brdac, e nella zona più occidentale, nell'Istria centrale, le parlate di Antignana e Caldier. La maggior parte delle varianti del dialetto ciacavo ecavo è caratterizzata dal cambiamento della lunghezza accentuale, specifica per il territorio nord-occidentale, denominata metatonia ciacava settentrionale e che consiste nella sostituzione dell'accento breve con l'accento lungo in diverse forme verbali, come ad esempio in lȅć/lȇgnēn.

Il dialetto ciacavo ecavo è caratterizzato inoltre da una serie di peculiarità grammaticali. In alcune parlate dialettali, nel genitivo singolare e nel nominativo, accusativo e vocativo plurale, i sostantivi di genere femminile possiedono la terminazione -i, come negli esempi ženi, duši, kući. Nel caso strumentale singolare dei sostantivi di genere femminile sono possibili le terminazioni in -u oppure -o: moju ženu; mojo ženo. Per quanto concerne i sostantivi maschili e neutri, nel genitivo singolare, a seconda del subdialetto e della specifica parlata locale, sono possibili le desinenze -ih, -ah, -i oppure forme senza desinenza (Ø), come negli esempi seguenti: miših, filmah, miši, mišØ. Una delle specificità grammaticali arcaiche è il fatto che le nuove desinenze -ov ed -ev del genitivo plurale maschile e neutro non sono usate in nessuna delle parlate ciacave ecave, come si vede nell’esempio pet stoli (lingua croata standard: pet stolova). Tra gli aggettivi prevalgono le terminazioni -ega ed –emu, come in dobrega, lipemu (lingua croata standard: dobroga, lijepomu).

La fruizione del dialetto ciacavo ecavo è contrassegnata dalla compattezza storica e territoriale, ovvero lo sviluppo comune delle sue parlate non è stato interrotto dalle grandi migrazioni del XVI secolo. Esse, infatti, hanno esercitato un’influenza rilevante sulla disposizione e sullo sviluppo di tutti le varietà dei gruppi dialettali della lingua croata. Il suddetto influsso risulta evidente innanzitutto in Istria, dove si parlavano due dialetti ciacavi prima del XVI secolo, l’ecavo e il pinguentino, e in seguito alle migrazioni si sono diffusi ben cinque dialetti ciacavi: l’istriano sud-occidentale, il ciacavo centrale e il ciacavo meridionale, accanto ai due idiomi già presenti. In altri termini, il dialetto ciacavo ecavo è “antico” non solo per via delle caratteristiche linguistiche annoverate, come gli accenti e il genitivo plurale dei sostantivi di genere maschile e neutro, ma pure per quanto concerne la sua lunga fruizione nel territorio in questione.

 

Bibliografia

Vranić, S. (2005). Čakavski ekavski dijalekt: sustav i podsustavi. Rijeka: Odsjek za kroatistiku Filozofskoga fakulteta u Rijeci/Dipartimento di Croatistica della Facoltà di Lettere e Filosofia di Fiume.

Traduzione dalla lingua croata: Nada Poropat Jeletić, PhD

 

Identità linguistica fiumana

Autrice: Mirjana Crnić Novosel, PhD

Pubblicato il 15 marzo 2016

 

L’identità linguistica fiumana rappresenta un argomento intricato che non è ancora stato sufficientemente indagato. Pertanto, la realtà linguistica fiumana va presentata tenendo conto di tutta la sua complessità. In passato, nella città di Fiume, si parlavano due idiomi ciacavi locali. Questi ultimi appartenevano ad un unico dialetto della famiglia dialettale ciacava, l’ecavo, facendo comunque parte di diversi subdialetti e gruppi vernacolari. Lungo la sponda destra della Fiumara si utilizzava un idioma ciacavo appartenente al gruppo liburnico, di appartenenza istriana nord-orientale subdialettale. Sulla sponda sinistra e sull’estuario della Fiumara, a Tersatto e a Sussak, la comunicazione si realizzava nella parlata ciacava, appartenente al subdialetto litoraneo del dialetto ciacavo ecavo.

Accanto all’idioma ciacavo, sulla sponda destra della Fiumara l’interazione si svolgeva pure in fiumano. La variante ciacava del centro storico (Gomila) e della periferia, all’infuori dalle mura cittadine (Žabica, Mlacca, Podmurvice, Scurigne), è inoltre caratterizzata da tratti zacavi presenti nel sistema consonantico ciacavo (c, z, s oppure c, ś, ź al posto di č, ž, š: covek, muz, znas oppure covek, muź, źnaś). Sfortunatamente, al giorno d’oggi, possiamo parlare della variante ciacava tradizionale basandoci solo sull’eredità scritta, siccome tale idioma non si è conservato fino alla fine del XX secolo e non vi è più alcun parlante nativo. È rimasta invece in uso la suddetta variante ciacava ecava. Nella parte occidentale della città, come anche nel passato, l’idioma ciacavo locale, appartenente al subdialetto ciacavo ecavo nord-orientale, è utilizzato dalla popolazione autoctona nelle seguenti località: Ćikovići, Srdoci, Grpci, Zamet, Cantrida, Pehlin, Scurigne, Draga di Scurigne e Brašćine-Pulac. In alcuni quartieri urbani della zona annoverata, oltre al ciacavo, è in uso pure la parlata fiumana, ovvero la lingua coloniale veneta sviluppatasi nell’antica località urbana lungo la sponda destra della Fiumara, e conservatasi fino ad oggi. Tale codice comunicativo è tutt’ora utilizzato dai Fiumani (discendenti da parte della popolazione che abitava lungo la sponda destra della Fiumara), ovvero dai cittadini bilingui (o plurilingui) per i quali l’idioma fiumano rappresenta una componente identitaria, nonché l’elemento basilare per la determinazione dello specifico gruppo linguistico che ha conservato la propria lingua materna fino ai giorni nostri, tramandandola di generazione in generazione.

Nell’ambito della sponda sinistra della Fiumara, nelle famiglie ciacave native si è conservata fino ad oggi la parlata ciacava appartenente al subdialetto litoraneo ecavo della famiglia dialettale ciacava. Quest’ultimo viene utilizzato nella comunicazione quotidiana dagli abitanti delle località urbane di Tersatto, Podvežica, Pecine, Draga (Tijani e Brig) nella parte orientale della città. I Ciacavi, abitanti svariate località urbane, denominano la pripria città con il nome Reka, mentre i Fiumani la chiamano Fiume.

Sebbene gli idiomi popolari annoverati, ovvero il ciacavo e il fiumano, siano oggi rigidamente limitati alla comunicazione privata nelle famiglie native autoctone, nell’ambito di diversi quartieri cittadini, essi rappresentano tutt’oggi le componenti principali dell’identità linguistica fiumana, quali strati linguistici più profondi. Comunque, nessuna delle parlate ciacave, incluse quelle importate nel centro urbano dal circondario, si è imposta come lingua della città, e la comunicazione sociale nell’odierna Fiume si realizza prevalentemente nell’ambito del nuovo sistema linguistico: la parlata urbana di Fiume, la quale non può essere considerata ciacava. Il suddetto sistema comunicativo si basa sul registro colloquiale della lingua croata standard ed è caratterizzato da peculiarità linguistiche locali di derivazione ciacava. Si tratta di una idioma della comunità sociale urbana non omogeneo, bensì determinato dalla variabilità e stratificazione sociale. Pertanto, esso viene principalmente utilizzato nella comunicazione quotidiana distinta in base a singole situazioni e all’appartenenza sociale dei parlanti, come accade generalmente nei contesti urbani.

Ogni abitante della città di Fiume, a seconda della situazione comunicativa specifica, utilizza almeno tre varianti linguistiche diverse. Nell’uso ufficiale i codici più diffusi sono la lingua croata standard e la parlata urbana di Fiume; in quella non ufficiale, invece, prevale l’uso della lingua non standardizzata di determinati gruppi sociali, mentre nell’ambito del dominio privato il parlante ricorre all’idioma a cui è più legato: alla parlata familiare, nonché quella del territorio (ciacavo, fiumano o altre). Considerando la gravitazione dell’entroterra fiumano, del Gorski kotar, dell’Istria, delle isole del Quarnero e delle località litoranee fino a Novi Vinodolski verso Fiume, quale centro regionale, non soprende l’esistenza del mosaico linguistico a sua volta completato pure da numerose lingue d’immigrazione, nonché da parlate familiari ibride costituite dalla combinazione di diversi idiomi del territorio, utilizzati da due coniugi. Al suddetto mosaico linguistico vanno inoltre aggiunte pure le lingue delle 22 minoranze nazionali, presenti a Fiume in base all’ultimo censimento della popolazione dell’anno 2011. Per ogni membro di tali minoranze la lingua materna è portatrice di identità, e viene perciò custodita e preservata nell’ambito della stratificazione linguistica urbana.

Si può dunque concludere che l’immagine linguistica dell’odierna Fiume, composta dalle numerose lingue annoverate, sia molto complessa e composita. Acciocché tale diversità venga conservata, è necessario avere cura delle lingue materne. La preservazione della propria lingua dovrebbe infatti essere d’importanza primaria per ogni individuo. Essa rappresenta l’unico modo per mantenere in vita la distintività dell’identità linguistica fiumana, che poggia sulle lingue popolari tradizionali (il ciacavo e il fiumano).

Traduzione dalla lingua croata: Nada Poropat Jeletić, PhD

 

Il plurilinguismo verticale

Autrice: Prof. Sanja Zubčić

Pubblicato il 22 luglio 2015

 

Plurilinguismo è uno di quei concetti che si impongono come una sorta di imperativo nell’odierno mondo globalizzato. Spesso si sente dire “Quante lingue parli, tanto vali!” in riferimento alla conoscenza delle lingue straniere. Comunque, il concetto di “lingua” è di per sé polisemico e va necessariamente spiegato per poter capire il concetto di plurilinguismo. La lingua viene generalmente definita come un insieme di segni che servono per la comprensione reciproca nell’ambito di una comunità linguistica. Tale definizione presuppone che i parlanti di una comunità linguistica parlino una sola lingua, il che accade di rado. Considerando concretamente i parlanti della lingua croata, sappiamo per certo che nella maggior parte dei casi essi parlano almeno due lingue: la lingua che acquisiscono per prima è solitamente un idioma che appartiene ad uno dei tre dialetti, lo stocavo (štokavski), il ciacavo (čakavski) o il caicavo (kajkavski), mentre la loro seconda lingua è la variante standard del croato contemporaneo che viene abitualmente appreso successivamente, nell’ambito del percorso educativo-istruttivo. A prescindere dal fatto che i primi vengano definiti dialetti mentre la seconda lingua (standard), e dal fatto che essi di solito non vengano considerati come due lingue, si tratta comunque di due sistemi a sé stanti che acquisiamo e apprendiamo in maniera diversa, proprio come si apprendono due lingue diverse. Per tale ragione gli esperti che si occupano dell’acquisizione/apprendimento linguistico distinguono due tipologie di plurilinguismo: quello verticale e quello orizzontale. Il plurilinguismo orizzontale si riferisce alla conoscenza di almeno due lingue diverse, mentre quello verticale si realizza all’interno di una lingua, generalmente nell’ambito del rapporto dialetto : lingua standard. In questo breve contributo ci occuperemo appunto del plurilinguismo verticale sull’esempio della lingua croata.

L’espressione “lingua croata” sottintende almeno due significati: la totalità di tutte le concrete parlate croate locali e la lingua croata standard. Tre sono i dialetti della lingua croata: il ciacavo (čakavski), lo stocavo (štokavski) e il caicavo (kajkavski). Ci sono comunque idiomi in cui si intrecciano le peculiarità di due o addirittura tre dialetti. A causa delle numerose migrazioni storiche e moderne i parlanti della lingua croata sono sparsi per il mondo. La maggior parte dei parlanti della lingua croata utilizza alcuni degli idiomi dialettali. Ogni lingua standard, come pure il croato, ha diverse varianti linguistiche, da quella “bassa” utilizzata quotidianamente per comunicare con la famiglia e gli amici, alla variante più “alta” che leggiamo nelle opere letterarie e alla quale dovremmo tendere nell’ambito della nostra formazione. Ogni parlante di una lingua possiede almeno due sistemi di questo genere: quello acquisito, primario e quello appreso, secondario. Nel nostro cervello essi non sono del tutto separati e i parlanti trasferiscono spesso le peculiarità linguistiche di un sistema all’altro. Non è una rarità sentire il parlante di una parlata ciacava che pronuncia il suono ć nella versione più “morbida”, quale tratto specifico del ciacavo, mentre parla la lingua standard, oppure sentire qualcuno parlare il ciacavo utilizzando il suono đ che inizialmente non vi era presente. Tali transfer linguistici non sono rari e non bisogna ritenerli errati. I transfer di questo tipo sono presenti anche nell’ambito di due lingue completamente diverse.

La variante linguistica standard è ritenuta prestigiosa nella maggior parte delle lingue mondiali. Le ragioni sono molte: è la lingua in cui si svolge l’insegnamento ufficiale, è la lingua delle persone colte, della maggioranza delle opere letterarie e dei mezzi di comunicazione di massa ufficiali; il suo utilizzo è determinato da regole e norme per cui essa risulta ordinata. A differenza della lingua standard, gli idiomi dialettali non possiedono e non devono possedere regole e norme; essi sono ordinati da una norma interna e immanente, basata sull’uso o sulla consuetudine. Spesso la lingua standard viene etichettata come urbana e d’avanguardia, mentre le varianti dialettali come rurali e di livello inferiore. Tale convinzione è stata confutata da molte ricerche e da diversi movimenti sociali nell’ambito dei quali gli idiomi dialettali si sono affermati in virtù della loro auspicabilità e del potenziale creativo. Appunto per tali ragioni la lingua standard non dovrebbe in nessuna circostanza sostituire né subentrare all’idioma dialettale. Bisogna insistere accentuando il valore degli idiomi dialettali, che devono venir parlati e possono venir tutelati solo se a loro volta vengono utilizzati. In tal modo si favorisce il plurilinguismo e tutti i benefici che esso porta all’individuo e alla comunità sociale!

Traduzione dalla lingua croata: Nada Poropat Jeletić, PhD

 

I dialetti della lingua croata a Fiume e nel suo circondario: descrizione e finalità

Autrici: Prof. Silvana Vranić e prof. Sanja Zubčić

Pubblicato il 6 giugno 2014

 

A Fiume e nel suo circondario, cioè nella zona intorno al Golfo di Fiume (con Fiume come centro urbano attorno al quale gravitano tutti gli insediamenti quarnerini) e nell'entroterra, coesistono diverse varianti del dialetto čakavo: il dialetto ekavo-čakavo, il più utilizzato, è presente nella zona dell'Istria nord-orientale (ad es. negli idiomi della zona del Castuano e quelli della parte orientale della città di Fiume), nella zona di Tersatto-Buccari e nelle zone di Cherso e della parte settentrionale di Lussino (con esempi come belo mleko, lepo telo); il dialetto ikavo-ekavo, ad es. le parlate del Grobniciano, le parlate usate da Bakarac fino a Novi Vinodolski e lungo la costa, il resto delle parlate isolane (ad es. belo mliko, lipo telo) e gli idiomi ikavi di Clana e quello di Studena (ad es. bilo mliko, lipo tilo).

Un abitante di questa regione, con un livello medio di istruzione, usa il suo idioma locale nell'ambito familiare e tra amici. Una parte dei parlanti nel comunicare con altri čakavi in questa regione utilizza una varietà čakava più neutrale rispetto ai singoli idiomi locali, perché vengono ignorate le loro specificità; nella comunicazione ufficiale invece domina la lingua standard (o una delle sue varietà). Tuttavia, una serie di fattori sociali (il livello di istruzione, l'impatto della lingua standard, i processi migratori, la globalizzazione, ecc.) provoca non solo il cambiamento, ma anche l'estinzione degli idiomi locali, anche in questa zona.

Numerose organizzazioni e istituzioni culturali operano per contrastare questa tendenza negativa e per promuovere il dialetto čakavo. La principale tra queste è il Čakavski sabor con le sue sezioni locali che, attraverso eventi come Čakavčići pul Ronjih o Verši na šterni, sostiene e promuove il dialetto čakavo. Ci sono pure numerose organizzazioni culturali o società artistico-culturali che si occupano di questa salvaguardia nel loro ambito. A livello universitario il dialetto čakavo è studiato presso la Facoltà di lettere e filosofia di Fiume, dove è attivo anche il dottorato di ricerca in dialettologia croata. Un numero non indifferente di idiomi čakavi locali sono tutelati come beni immateriali della Repubblica di Croazia (idiomi di Grobnico, di Gimino e dell'isola di Sansego). Si sta lavorando intensamente alla tutela, la promozione e la descrizione del dialetto čakavo, ma purtroppo non si è in grado di aumentare in modo significativo il numero di parlanti. Pertanto, è necessario prendere un'iniziativa a riguardo.

Per quanto concerne tale aspetto, i nostri obiettivi fondamentali sono quelli di coltivare, preservare e promuovere il dialetto čakavo nella zona di Fiume, soprattutto tra la popolazione in età scolare, e incoraggiare la creazione di nuove organizzazioni e istituzioni – oltre a incrementare l’attività di quelle esistenti - che promuovono questi idiomi. Con il nostro operato vogliamo contribuire a preservare la competenza dei parlanti attraverso l'uso dell’idioma locale in situazioni quotidiane e la sua trasmissione ai discendenti in modo adatto, al consolidamento dello status degli idiomi nella comunità dei parlanti e allo sviluppo della consapevolezza sul valore e sulle caratteristiche specifiche di ciascun idioma locale e di tutti i dialetti croati. Vogliamo trasmettere al pubblico il messaggio che gli idiomi čakavi sono una componente fondamentale dell'identità di questa regione e che la diversità delle varietà dialettali croate è una sorta di codice genetico della concezione del mondo e della cultura.

 

Bilingualism Matters è stato fondato dalla Professoressa Antonella Sorace dell'Università di Edimburgo.

 

Bilingualism Matters@Rijeka è stato istituito nell'ambito del progetto „Advancing the European Multilingual Experience (AThEME)”.

 

Questo progetto è finanziato dall'Unione Europea nell'ambito del Settimo programma quadro per la ricerca, lo sviluppo tecnologico e la dimostrazione con l'accordo di sovvenzione n.  613465.