Il percorso storico-culturale della rivista culturale “La battana”

Autrice: Corinna Gerbaz Giuliano, PhD

Pubblicato il 28 luglio 2017

La rivista culturale “La battana”, un’edizione dell’Ente giornalistico-editoriale EDIT di Fiume è una pubblicazione in lingua italiana, fatta per gli italiani e dagli italiani che vivono in Croazia e Slovenia. La rivista nasce nel lontano 1964 e al giorno d’oggi vanta ben 53 anni di pubblicazione ininterrotta, il che nel mondo dell’editoria rappresenta effettivamente un caso raro. “La battana” costituisce, di fatto, il luogo storico nel campo culturale dell’universo della Comunità Nazionale Italiana che opera al di là del confine territoriale italiano. Il trimestrale è giunto alla sua ottava serie e nonostante le diverse fasi che ha attraversato, è rimasta inviariata nel tempo la sua missione, ovvero quella di testimoniare la presenza di una cultura specifica.

Conservare la propria identità nazionale e culturale attraverso la parola scritta è un bisogno reale che gli italiani rimasti a vivere nella zona dell’istro-quarnerino si sono prefissi. “La battana” si è fatta portavoce diretta di questa esigenza e nel suo lungo percorso di pubblicazione si ritrovano tutte le fasi del processo di salvaguardia del patrimonio linguistico-culturale della minoranza italiana. Certamente i tempi sono cambiati rispetto agli esordi della rivista e la letteratura istro-quarnerina, come del resto il contesto culturale in generale hanno subito una notevole evoluzione presentandosi come un fenomeno in crescita che conserva sempre quel ruolo di ponte e sperimenta forme nuove, pur mantendo le proprie peculiarità.

Il dibattito presente sin dalla nascita della rivista trimestrale è stato sempre un punto di riferimento per la politica culturale della Comunità Nazionale Italiana, per la visione di quella che nel corso dei decenni è divenuta la realtà culturale degli italiani rimasti a vivere nel territorio dell’istro-quarnerino e del litorale sloveno. Nell’editoriale del primo numero si legge una sorta di augurio o speranza che la rivista abbia lunga vita al pari della vita dei pescatori di qua e di là dell’Adriatico che affrontano le innumerevoli mareggiate. È il 1964 e i propositi dei padri fondatori della rivista, Eros Sequi, Lucifero Martini e Sergio Turconi si sono avverati sia per quanto concerne la sua longevità, sia per quanto riguarda la politica culturale promossa da quella Redazione che ha insistito nel sottolineare il compito maggiore che il trimestrale avrebbe dovuto ricoprire, ovvero quello di anello di congiunzione tra scrittori italiani e jugoslavi, un punto d’incontro e di raffronto.

I padri fondatori de “La battana“ guideranno la rivista fino al 1989. La tematica dominante affrontata da quella direzione è quella dell’impegno in cui il discorso letterario costituisce il terreno privilegiato finalizzato a far conoscere agli autori italiani e viceversa a quelli jugoslavi la cultura minoritaria. Molti i personaggi dell’universo letterario della Comunità Nazionale Italiana che si impegnano a firmare i testi nella rivista, tra di essi: Giacomo Scotti, Alessandro Damiani, Mario Schiavato, Umberto Matteoni, Mario Cocchietto, Claudio Ugussi, Anita Forlani, Adelia Biasiol e Loredana Bogliun affiancati da nomi illustri del panorama letterario jugoslavo e italiano. Basti citarne alcuni: Dobriša Ćosić, Ivo Andrić, Oskar Davičo, Danilo Kiš, Ivan Slamnig, Vlado Gotovac, Zvonimir Golob, Gustav Krklec, Ranko Marinković, Salvatore Quasimodo, Mario Luzi, Franco Fortini, Italo Calvino, Cesare Segre, Massimo Bontempelli, Manlio Cecovini, Bruno Maier, Fulvio Tomizza, Giuliano Manacorda, Predrag Matvejević, Ciril Zlobec, Claudio Magris, Elvio Guagnini e altri.

Dal 1989 a dirigere la rivista è Ezio Giuricin, che insieme ai redattori Elvio Baccarini e Maurizio Tremul apre i battenti a questioni politiche, sociali, sociologiche e filosofiche mutando l’impostazione della rivista, facendola diventare rivista politica pronta a registrare i cambiamenti epocali che di lì a poco avrebbero trasformato radicalmente l’assetto del paese. A quella redazione va attribuito il merito di aver affrontato il tema dell’esodo attraverso il discorso letterario, evento cruciale per la comprensione della composita realtà dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia. I due numeri monografici, il 97-98 e il 99-102, hanno fronteggiato in modo organico il tema della letteratura dell’esodo, unendo per la prima volta “andati” e “rimasti”, un anello di congiunzione indispensabile per valorizzare un aspetto culturale di quella fetta di storia a lungo sottaciuta. Quella redazione promosse inoltre la pubblicazione di due romanzi: Martin Muma di Eligio Zanini nel numero doppio 95-96 del 1990 e Il sergente Darko nel numero doppio 103-104 del 1992, un’ulteriore conferma del coraggio con il quale i membri della redazione si prefissero di intavolare il discorso fondato.

La terza serie ha inizio con il numero 105 (novembre 1992) con Nelida Milani Kruljac al timone della rivista coadiuvata dai redattori Loredana Bogliun Debeljuh, Srđa Orbanić e Silvano Zilli. Il programma operativo di quella redazione rimette in pole position i letterati che tornano a riappropriarsi del trimestrale, mentre si mette in secondo piano il discorso politico e sociale. Il collegio redazionale è fermamente convinto che l’organizzazione di convegni incrementi il dialogo e stimoli la riflessione. Nascono così 6 numeri speciali che raccolgono gli Atti dei vari convegni.

La quarta serie si inaugura a partire dalla primavera del 2001. A dirigere la rivista è Aljoša Pužar, nella veste di facente funzione di caporedattore. Pužar e il suo collegio redazionale, formato da Elvio Baccarini, Roman Karlović e Luciano Dobrilovic, firmeranno solamente quattro fascicoli: il numero 140, 141, 142 e 143.

La quinta serie vede la luce nel 2001 ed è capitanata da Elis Geromella Barbalich. Il collegio redazionale è formato da Marino Budicin, Alessandro Damiani, Elis Deghenghi Olujić e Stefano Lusa. A partire dal fascicolo n. 144 l’impronta che la direzione Geromella Barbalich impone è quella di pubblicare numeri tematici. Spiccano tra questi i blocchi tematici imperniati sul Dramma Italiano, sul giornalismo e la Comunità Nazionale Italiana, sui giovani e la comunità nazionale.

La sesta serie decolla con il numero doppio 149/150 del 2003 con Laura Marchig in veste di caporedattrice della rivista. Il collegio redazionale è formato da Gianna Dallemulle Ausenak, Stefano Lusa, Milan Rakovac, Giacomo Scotti e Diego Zandel. Per la prima volta a far parte del collegio redazionale della rivista è un esule, un’operazione importante che consolida il rapporto tra esuli e rimasti. Gli argomenti letterari costituiscono la piattaforma teorica della redazione Marchig.

L’attuale redazione (settima e ottava serie) è guidata da Corinna Gerbaz Giuliano ed è composta da personaggi del mondo accademico dell’Università degli Studi di Trieste, Capodistria, Pola e Fiume; essa ha voluto dare un taglio filosofico-letterario alla rivista in cui vengono presentati saggi di carattere scientifico, letterario, artistico e altro. Aprendo le porte ad autorità nel campo filosofico, filologico, artistico, storico e culturale in genere, si è voluto avvicinare e promuovere “La battana” a rivista scientifica a tutti gli effetti, l’unica in lingua italiana nei territori della Croazia e della Slovenia, non dimenticando le giovani leve, ricercatori che specie negli ultimi decenni hanno saputo svolgere attività di ricerca con esiti spesso brillanti, laureati che nelle proprie esperienze universitarie sia nei paesi di residenza che nella madrepatria hanno mantenuto sempre forte il ponte culturale che li legava alla cultura d’origine e che, se non vengono direttamente coinvolti nella rivista, rischiano l’anonimato.

 

Giornali e riviste in lingua italiana nell’area istro-quarnerina dal 1945 ad oggi

Autrice: Gianna Mazzieri-Sanković, PhD

Pubblicato il 26 luglio 2017

La presenza di giornali e riviste in lingua italiana nell’area istro-quarnerina dal 1945 ad oggi va considerata come testimonianza di vita politica e culturale di un gruppo minoritario, e come documento storico dell’evolversi e del cristallizzarsi di una posizione sociale degli italiani in un paese nuovo per lingua, cultura, interessi e, soprattutto, ideologia. Va ricordato che, nell’immediato secondo dopoguerra i giornali, per la maggioranza degli italiani rimasti nel territorio del loro insediamento storico, sono stati l’unica fonte di informazione sociale, politica e anche culturale. Pertanto, questi, rispecchiano l’orizzonte culturale della minoranza che, nel corso dei decenni, ha sviluppato una propria letteratura regionale.

La ricerca delle testate fa notare un numero rilevante di giornali dal 1945 ad oggi caratterizzati da altrettanto variegati argomenti. Si spazia dal bolletino ideologico-politico al periodico scolastico, dalla rivista giovanile al giornale per donne, dalla testata umoristica a quella tecnica, dal quotidiano alla rivista di cultura. La maggior parte delle pubblicazioni, comunque, ha vita breve. Sono queste, infatti, le sorti dell’“Almanacco degli italiani dell’Istria e di Fiume”, a cura dell’Unione degli Italiani dell’Istria e di Fiume, che esce per i tipi della Školska knjiga di Zagabria dal 1948 al 1951; di “Arte e lavoro”, con redattore responsabile Eros Sequi che, a cura delle Società culturali della Repubblica Popolare di Croazia, esce per i tipi del Nakladni Zavod Hrvatske di Zagabria in due soli numeri (l’edizione del 1949 e l’edizione del 1950); di “Tecnica per tutti”, edita dall’Unione degli Italiani dell’Istria e di Fiume, una rivista di divulgazione della tecnica che esce dal 1951 al 1952 e di seguito nel 1952 dal titolo “Tecnica e sport”, ed ha per redattore responsabile Bruno Bradicich; del mensile di politica e di cultura della stampa internazionale “30 giorni”, a cura dell’Unione degli Italiani dell’Istria e di Fiume, edito dalla Cooperativa Editrice Istriana, che esce dal 1945 al 1947 e i cui redattori responsabili sono Dino Faragona e Andrea Casassa; del quindicinale dei giovani italiani dell’Istria e di Fiume “Vie giovanili”, a cura del Comitato Territoriale della Gioventù Popolare della Croazia, che esce a Fiume dal 1948 al 1951 ed ha per direttore responsabile Luciano Giuricin; di “Donne”, il mensile di attualità, moda e cultura che esce a Fiume dal 1950 al 1951 ed ha per redattore responsabile Etta Sanzin; de “La Voce dei Lavoratori”, Organo della Confederazione dei Sindacati Unici della Croazia che esce a Zagabria dal 1948 al 1951 per la direzione di Solieri Ermanno, con redattore responsabile Mario Barak; del settimanale umoristico de Territorio libero di Trieste “Don Chisciotte”, che esce a Capodistria nel 1947; de “Il Nostro Giornale”, organo dell’Unione degli Italiani dell’Istria e di Fiume che esce dal 1945 al 1946 a Pola a cura del Comitato cittadino locale dell’Unione Antifascista italo-slava ed ha per redattori responsabili Vincenzo Gigante, Andrea Casassa, Eros Sequi, Giorgio Sestan e che, di seguito, viene assorbito da “La Voce del Popolo”; dell’“Arena di Pola”, periodico che esce a Pola dal 1945 al 1948 ed ha quale redattore responsabile Guido Miglia; de “La Nostra Lotta”, settimanale di Capodistria che ha per redattore responsabile Mario Barak ed esce dal 1948 al 1955 quale organo dell’Unione Antifascista Italoslava per il circondario dell’Istria e in seguito si fonde con “La Voce del Popolo”; dell’“Illustrato”, edizione italiana della rivista Ilustrirani vjesnik, rivista di politica estera e interna corredata da rubriche sportive, enigmistiche e umoristiche, ed Organo del Fronte popolare della Croazia (ne escono due soli numeri nel l951); di “Orizzonti”, rivista bimestrale di varia cultura che esce a Fiume in un unico numero nel 1951 quale edizione dell’Unione degli Italiani dell’Istria e di Fiume ed ha per redattore responsabile Eros Sequi; di “Passatempi”, periodico di enigmistica e varietà che esce dal 1952 al 1954 per i tipi dell’EDIT di Fiume quale pubblicazione supplementare di “Panorama” ed ha per redattore responsabile Luciano Giuricin; di “Scuola nuova”, rivista di problemi scolastici che esce a Fiume per i tipi dell’EDIT dal 1947 al 1956 con redattori responsabili Eros Sequi ed Arminio Schacherl, a cui farà seguito il periodico “Scuola nostra”, che esce a Fiume dal 1969 al 1987 con redattore responsabile Zdenka Sušanj; del periodico “Piassa granda”, Organo del Fronte popolare per la città di Rovigno che esce dal 1951 al 1953 con direttori responsabili Bruno Vidotto e Antonio Giuricin; del periodico “Istranova” di Pola, a cura della Dieta Democratica Istriana, che ha per redattori responsabili Loredana Boljun-Debeljuh e Slavko Kalčić ed esce in edizione bilingue dal 1990 al 1992; del periodico della Comunità degli Italiani di Pola “El clivo”, con redattore responsabile Antonio Fraccaro, che esce dal 1982 al 1988, e de “Il pioniere”, mensile per ragazzi, con redattori responsabili Fedora Susnich-Martinčić, Valeria Persich ed Erna Toncinich, che esce a Fiume per i tipi dell’EDIT dal 1948 al 1990 e di seguito cambia nome in “Arcobaleno”.

Un posto a parte spetta ai preziosi periodici editi dal Centro di Ricerche Storiche-Rovigno, a cura dell’Unione degli Italiani dell’Istria e di Fiume: “Atti”, con direttori responsabili Iginio Moncalvo e Giovanni Radossi, e “Documenti”, “Monografie” e “Quaderni”, che escono dal 1971 con direttore responsabile Giovanni Radossi. Rappresentano studi scientifici nel campo della storia, della cultura e dell’arte italiana di questi territori.

Oggi la Comunità Nazionale Italiana insediata nel territorio dell’istro-quarnerino segue l’informazione unicamente attraverso quattro testate dell’EDIT: il quotidiano “La Voce del Popolo”, il quindicinale “Panorama”, il trimestrale di cultura “La battana” e il mensile per ragazzi “Arcobaleno”. A Fiume esce dal 1971 il foglio della Comunità degli Italiani di Fiume “La Tore”, tra i cui redattori responsabili figurano Corrado Iliasich, Ettore Mazzieri, Bruno Bontempo, Giuseppe Bulva, Rosi Gasparini e Mario Simonovich.

Il quotidiano “La Voce del Popolo”, fondata a Fiume nel 1889, esce ininterrottamente dal 1944. Nel 1944 è Organo dell’Unione antifascista italoslava per l’Istria e Fiume, di seguito entra a far parte delle edizioni dell’EDIT di Fiume e dal 2002 l’Unione Italiana di Fiume ne assume i diritti di fondazione. Tra i redattori responsabili ad oggi ricordiamo Eros Sequi, Giacomo Raunich, Paolo Lettis, Mario Bonita, Ezio Mestrovich, Rodolfo Segnan, Mario Simonovich, Errol Superina e Roberto Palisca. Il quotidiano può venir giustamente definito “il giornale della minoranza” poiché è quello che ha accompagnato, puntualmente e senza interruzioni, la storia degli italiani dell’Istria e di Fiume durante la guerra, nel dopoguerra e fino ad oggi. Oltre ad accompagnare, “La Voce del Popolo” ha pure documentato e riportato l’attività, i gusti, la politica culturale, i problemi e le esigenze degli italiani di questa regione, che nel dopoguerra hanno dovuto superare non poche vicissitudini. Prima tra tutte il cambiamento di una condizione politica che ha portato il gruppo nazionale italiano a trovarsi in condizioni di minoranza nazionale. “La Voce del Popolo” pubblica giornalmente (domenica esclusa) dalle 28 alle 40 pagine di informazione in lingua italiana. Regolarmente assieme al quotidiano escono vari inserti di cultura, economia, cucina, turismo, solidarietà, scuola, animali, ecc.

Di stampo diverso la rivista “Panorama” di Fiume. Il quindicinale di politica, società, arte e cultura esce dal 1952 e da allora alla sua direzione si sono alternati Giacomo Raunich, Sergio Turconi, Paolo Lettis, Valerio Zappia, Lorenzo Vidotto, Lucifero Martini, Luciano Giuricin, Ezio Mestrovich, Aldo Bressan, Errol Superina, Mario Simonovich e Ilaria Rocchi. La rivista abbraccia i più disparati settori della vita politica, culturale, sociale, economica, scientifica, storica e sportiva al fine di soddisfare le esigenze di tutti a un livello critico superiore a quello del quotidiano “La Voce del Popolo”, dove spesso le notizie sono brevi e frettolose.

La rivista trimestrale di cultura “La battana” esce a Fiume dal 1964. Tra i redattori responsabili figurano Eros Sequi, Ezio Giuricin, Nelida Milani Kruljac, Aljoša Pužar, Laura Marchig e Corinna Gerbaz Giuliano. “La battana” si fa ponte tra due culture, elemento di raffronto, d’incontro e di scambio offerto da diversità di svolgimenti storici, di tradizioni culturali e di ordinamenti sociali tra i due paesi accomunati in una minoranza che mantiene legami con la tradizione culturale sviluppando, nel contempo, una letteratura radicata nella nuova società e quindi assorbente specifiche e diverse posizioni culturali. Piuttosto che presentare una veste antologica (come aveva tentato a sua volta “Orizzonti”) di letteratura creativa del gruppo nazionale, la rivista “La battana” si fa interprete di scambi culturali includendo autorevoli scrittori delle due sponde dell’Adriatico in dibattiti culturali.

Nel 1991 il mensile per ragazzi “Il pioniere” cambia nome in “Arcobaleno”. Sempre a Fiume e per i tipi dell’EDIT, il mensile avrà per redattori responsabili Elisa Zaina e Tiziana Dabović. Il giornalino introduce rubriche di svago e divertimento, pubblica le lettere e le poesie nonché i compiti dei bambini che permettono di conoscere le esigenze delle scuole e dei ragazzi. Nelle pagine dell’“Arcobaleno” viene proposta una letteratura per l’infanzia, ricca e ramificata, con proprie norme e con una specifica tematica rivolta ai piccoli lettori.

Sebbene in numero visibilmente ridotto nei decenni, le pubblicazioni rimangono uno strumento insostituibile di comunicazione e di salvaguardia dell’identità linguistica e culturale della Comunità Italiana nell’area istro-quarnerina.

 

Settant’anni di vita della Comunità degli Italiani di Fiume

Autrice: Corinna Gerbaz-Giuliano, PhD

Pubblicato il 1 settembre 2016

Che cosa significa per un cittadino fiumano dichiararsi appartenente alla minoranza italiana? In primo luogo significa condividere la lingua e la cultura di un gruppo minoritario che è parte integrante del tessuto multienico del capoluogo quarnerino e in secondo luogo vuol dire contribuire alla vita comunitaria. La Comunità nazionale italiana è una comunità autoctona che a partire dalla creazione dello stato jugoslavo nel 1945 diviene effettivamente gruppo di minoranza. Come sottolinea Gianna Mazzieri Sanković, nel nuovo ordinamento statale della RSFJ si comincia a parlare di minoranza italiana e pertanto “sentirsi improvvisamente minoranza comporta due reazioni (che caratterizzano l’identità degli Italiani rimasti in queste terre): da una parte la volontà di mantenersi legati in qualche modo al nucleo culturale italiano, dall’altra la necessità di operare in un contesto diverso, multiculturale, e di rispettare e conoscere le culture degli altri popoli jugoslavi” (Mazzieri, 1998, p. 5).

La volontà di mantenersi legati al nucleo culturale italiano, sempre nel rispetto del contesto plurietnico e culturale della realtà geografica del dopoguerra, per la minoranza italiana si è concretizzata (e si concretizza tuttora) attraverso l’attività giornalistico-editoriale, il Teatro Stabile (Dramma Italiano), il settore scolastico in lingua italiana che spazia dall’asilo-nido all’Università e l’incessante attività culturale promossa dalle Comunità degli Italiani. Tutta l’attività legata alla salvaguardia del patrimonio culturale, i bisogni di carattere politico, economico e sociale degli Italiani di Croazia e Slovenia vengono coordinati dall’Unione Italiana, che è l’organizzazione unitaria, autonoma, democratica e pluralistica degli Italiani delle Repubbliche di Croazia e Slovenia.

Le Comunità degli Italiani sono associazioni di cittadini nella Repubblica di Croazia e rispettivamente nella Repubblica di Slovenia le quali si associano all’Unione Italiana seguendone le linee programmatiche. Le Comunità degli Italiani legalmente registrate sono complessivamente 52 di cui 46 in Croazia e 6 in Slovenia. La Comunità degli Italiani di Fiume è stata la prima a formarsi, precisamente il 2 giugno 1946. Presso la sede del Teatro Fenice venne costituito il Comitato promotore del Circolo Italiano di Cultura (all’epoca era questa la denominazione ufficiale), che gettò le basi per la creazione del primo Circolo. L’11 novembre 1946 fu ufficialmente inaugurato il domicilio del Circolo Italiano di Cultura nella prestigiosa sede di Palazzo Modello. La Comunità ha tuttora sede in questo luogo.

Oggi la Comunità degli Italiani di Fiume festeggia i suoi settant’anni di vita. Va sottolineato che si tratta della maggiore Comunità degli Italiani in assoluto. Alla Comunità fiumana va riconosciuto il merito di aver promosso da sempre iniziative artistico-culturali, attività sociali, ricreative e sportive, al fine di conservare l’identità italiana di quest’area. Numerose sono le sezioni che svolgono con regolarità le loro attività, tra cui: la Società artistico-culturale “Fratellanza”, i vari gruppi corali, la sezione dei Minicantanti, il complesso da camera “Collegium Musicum Fluminense”, tre gruppi di filodrammatica, la sezione Arti figurative con i gruppi di pittori, ceramisti e batik, le Bele fiumane, la Scuola Modello, che offre alla cittadinanza corsi di lingua italiana, il Centro studi di musica classica, la redazione del periodico annuale “La Tore” ecc.

Oggi la Comunità, nonostante le avversità che nel corso degli anni hanno dato grattacapi alle diverse dirigenze che si sono susseguite, coinvolge una grande massa di connazionali e di soci sostenitori che partecipano attivamente alla vita del Sodalizio. Tra i compiti maggiori che si delineano vi è quello relativo al rinnovamento generazionale, considerato linfa vitale e prospettiva futura dell’esistenza stessa del Sodalizio. Un passo avanti in questo senso è stato compiuto in quanto alle ultime Elezioni in seno alla minoranza italiana si sono candidati numerosi giovani che hanno sentito il bisogno di dare il loro apporto al futuro della Comunità nazionale Italiana. A conferrmare che i giovani sentono il bisogno di responsabilità sta il fatto che l’Assemblea della Comunità degli Italiani di Fiume è formata soprattutto da giovani leve.

 

Bibliografia

Mazzieri, G. (1998). La “Voce” di una minoranza. Analisi della pagina culturale de “La Voce del Popolo” negli anni ’50. Torino: La Rosa Editrice.

 

L’insegnamento in lingua italiana a Fiume oggi: esempi di educazione alla tolleranza e al rispetto reciproco

Autrice: Gianna Mazzieri-Sanković, PhD

Pubblicato il 30 agosto 2016

A Fiume attualmente operano quattro scuole elementari italiane, “Belvedere”, “Dolac”, “Gelsi” e “San Nicolò”, una Scuola Media Superiore Italiana con quattro indirizzi di studio, un Dipartimento di Italianistica istituito nel 2011 presso la Facoltà di Lettere e Filosofia di Fiume con laurea triennale e laurea magistrale in Lingua e letteratura italiana e sette scuole materne e l’asilo nido “Mirta” con programmi a tempo pieno in lingua italiana. Queste sono, a tutti gli effetti, istituzioni statali con lingua d’insegnamento italiana sotto l’egida del Ministero per l’educazione, l’istruzione, la scienza e lo sport della Repubblica di Croazia. I programmi didattici delle suddette scuole rispondono a tutte le indicazioni dei programmi ministeriali croati, valutati da commissioni preposte, recensiti e poi pubblicati sulla Gazzetta ufficiale.

Qual è la differenza tra questi programmi e quelli delle scuole con lingua d’insegnamento croata? Innanzitutto una parte di contenuti didattici, corrispondente al 25% in base alla legge Costuituzionale, relativa alla tutela dei diritti delle minoranze, impone l’elaborazione e l’assolvimento nonché la salvaguardia di contenuti riguardanti la storia, la geografia, la cultura, l’arte e la musica italiana, cioè, della patria d’origine. Tematiche importantissime per la formazione dell’identità culturale degli alunni.

La lingua usata nelle istituzioni scolastiche e prescolari è sempre la lingua italiana. Dal 1953 nelle scuole elementari italiane vengono incluse pure quattro classi (dalla prima alla quarta elementare) con lingua d’insegnamento croata. Questo fatto porta a mutamenti nell’organizzazione interna delle scuole elementari ottennali in quanto, seppure la direzione didattica sia sempre delle file della minoranza italiana, la documentazione, gli albi e le stesse riunioni dei collegi docenti, dei consigli di classe e dei comitati scolastici, avendo nell’organico quattro docenti di madrelingua croata, vengono di conseguenza tenuti e redatti in lingua croata. La documentazione e la comunicazione alla scuola superiore sono, invece, in lingua italiana o in versione bilingue. Difatti, al liceo, tutti i dipendenti sono tenuti a conoscere, almeno a livello base, la lingua ufficiale della scuola.

Tra docenti e discenti delle classi italiane la comunicazione si svolge in lingua italiana. Pure con i servizi amministrativi avviene lo stesso. Va precisato che, negli ultimi due decenni, le scuole con lingua d’insegnamento italiana non sono frequentate solamente dagli appartenenti alla minoranza italiana ma pure da ragazzi della maggioranza e di altre etnie. Il clima è, comunque, quello della tolleranza e del rispetto reciproco delle varie nazionalità. I frequenti spettacoli organizzati a scuola sono svolti prevalentemente in italiano con brani anche in lingua croata ma sono sempre meno rare manifestazioni in versione bilingue. Viene dato dovuto spazio pure a testi dialettali con lo scopo di tutelare e salvaguardare il vernacolo di Fiume. Inoltre, nelle classi con lingua d’insegnamento croata si studia l’italiano come lingua seconda.

La Scuola Media Superiore Italiana di Fiume svolge tutte le lezioni in lingua italiana, ad eccezione dell’insegnamento della lingua croata. Gli alunni possono scegliere tra quattro indirizzi di studio quadriennali: il ginnasio generale, quello scientifico-matematico, l’indirizzo professionale turistico-alberghiero e l’indirizzo professionale dei commercialisti. Nell’ambito dell’insegnamento delle altre lingue, quella inglese, francese e tedesca, va specificato che vengono fatte traduzioni dalla lingua straniera all’italiano e viceversa (la stessa prassi vale anche nel caso dell’insegnamento del latino). L’insegnamento delle lingue viene svolto o nella rispettiva lingua insegnata oppure in italiano.

Pur non vantando un numero elevato di iscritti, le scuole registrano notevoli successi in tutti i campi. Le premiazioni registrate sulle rispettive pagine web lo attestano. Spesso il medesimo allievo si distingue per piccoli “capolavori letterari” come nelle gare in scienze, recitazioni, partecipazioni a progetti europei. L’approccio con gli alunni è spesso individualizzato e i rapporti con i genitori costanti.

Sebbene sia rispettata l’autonomia progettuale di ciascuna scuola, va anche detto che, comunque, non mancano iniziative in cui esse decidono di partecipare ad un progetto comune. Si pensi al Carnevale fiumano, alla Settimana della cultura fiumana organizzata dalla locale Comunità degli Italiani e al Premio San Vito in programma durante i festeggiamenti del Santo patrono. Sono frequenti i gemellaggi con numerose istituzioni scolastiche d’Italia, utili soprattutto per gli scambi culturali. In queste occasioni gli alunni elaborano riflessioni sulla propria identità confrontandosi nel contempo con altre realtà per crescere e divenire cittadini europei aperti ai valori contemporanei della tolleranza e del rispetto reciproco.

 

Educare al fiumano: educare alla stima del proprio patrimonio culturale

Autrice: Gianna Mazzieri-Sanković, PhD

Pubblicato il 15 aprile 2016

 

L’uso del dialetto fiumano ai giorni d’oggi è relegato all’ambito famigliare e alle attività della Comunità Nazionale Italiana viva ed attiva nel territorio quarnerino. Assume, quindi, un carattere di lingua a rischio in quanto il numero di parlanti, a seguito di rivolgimenti storici e politici, è diminuito in modo notevole. Adottando questa chiave di lettura si deduce che il destino del fiumano dipenda esclusivamente dall’uso che le poche migliaia di parlanti ne faranno in futuro.

Le scuole elementari italiane di Fiume, non avendo un carattere chiuso e ghettizzato, sono frequentate anche da giovani della maggioranza croata abili unicamente nell’italiano standard. Questa la ragione per cui non possono richiedere l’introduzione di un insegnamento obbligatorio del fiumano. Cercano di venire incontro alle esigenze della Comunità e delle famiglie con il corso di dialetto fiumano incluso tra le attività libere a scelta degli alunni. Al momento il corso dei "Piccoli fiumani" si tiene nelle scuole elementari italiane Belvedere, Gelsi e San Nicolò. Presso la scuola elementare Dolac, invece, il dialetto viene interpretato e curato durante le rassegne scolastiche.

Lodevole l’iniziativa del 2015 che, per il patrocinio del Consiglio per la minoranza italiana della Città di Fiume, ha visto unite tutte le quattro scuole elementari italiane nella pubblicazione di un libro in dialetto fiumano intitolato Magnè con noi? (“Mangiate con noi?”). È un volume che si presenta come una raccolta di ricette tipicamente fiumane, intercalata da disegni, commenti, proverbi e compitini svolti dai più piccoli nell’intento di spiegare meglio il tema. L’introduzione offre una chiave di lettura di alcuni aspetti della tradizione fiumana: Ogni fiuman, se sa, xe un bonculovich, alora cossa mejo de ricete per presentar quel che se pol trovar ancora ogi in te le nostre tole? (“È risaputo che in ogni fiumano sta nascosto un buongustaio e allora quale modo migliore, se non quello delle ricette, per presentare ciò che si può trovare ancor oggi sulle nostre tavole?”, p. 3).

Al di là delle numerose iniziative scolastiche e comunitarie atte a salvaguardare il patrimonio linguistico dialettale, in molte famiglie fiumane si riscontra ancora un certo scetticismo. All’insicurezza che l’uso del fiumano possa produrre un isolamento sociale dell’individuo si unisce il timore che lo stesso non consegua mai piena padronanza dell’italiano standard. Rimane, infatti, sempre viva la preoccupazione del genitore, al momento della nascita di un bimbo, relativa al codice linguistico giusto da usare nella comunicazione quotidiana. È una riflessione naturale e la fanno tutti i genitori, non solo quelli appartenenti ad una minoranza, soprattutto quando tra le opzioni figura quella dialettale. Il timore che l’uso del dialetto, in luogo della lingua italiana standard, possa rallentare o contaminare l’espressione corretta e attenta, viene smentito oggi dalle ricerche nel campo. Negli ultimi anni queste dimostrano quanto lo stesso italiano standard subisca – soprattutto nel parlato – variazioni dipendentemente dalla regione osservata e dai fruitori. Va tenuto conto che l’Italia è uno dei paesi al mondo con la maggior varietà di dialetti. Questi sono espressione della ricchezza delle diversità culturali e vanno valorizzati e rispettati. La forza ancora attuale del dialetto fiumano, vera e propria lingua dell’oralità, deriva da una lunga abitudine al plurilinguismo nel territorio quarnerino e al rispetto della pluralità delle culture varie in esso contenute.

Come spiega Antonella Sorace (Sorace, 2012), la comunicazione in un dialetto assume nella crescita dell’individuo tutte le caratteristiche di una lingua sebbene minoritaria messa alla pari delle altre lingue note al parlante. Non quindi una lingua ‘minore’ o ‘popolare’ alla quale attribuire scarso valore ma un codice che ci consente di definire una persona bilingue. Sempre Sorace indica tutti i vantaggi cognitivi nei soggetti bilingui che, oltre ad avere maggiore consapevolezza dell’altro, palesano maggior flessibilità mentale. Quest’ultima si manifesta attraverso un’attenzione selettiva, durante il passaggio da un compito all’altro nonché nella capacità di valutare il proprio comportamento. Sebbene i soggetti bilingui non possano venir definiti più intelligenti, è indiscutibile il fatto che essi possiedano una marcia in più.

Sfatando il mito negativo nei confronti dell’espressione dialettale, è doveroso rassicurare la popolazione fiumana all’uso del dialetto nella comunicazione senza temere le novità e le contaminazioni con nuove parole che questo assume nel tempo. Negli ultimi anni è frequente l’introduzione di termini in lingua croata, appunto della lingua parlata dalla maggioranza. Il fenomeno è anch’esso naturale in quanto rappresenta la soluzione frequente di tante altre situazioni in cui ci sono lingue a contatto che assumono reciprocamente espressioni frequenti.

Perché mantenere in vita un dialetto, perché curarlo ed apprezzarlo? Questo rappresenta la lingua dell’identità opposta all’omologazione, una risorsa comunicativa in più nel repertorio individuale. Il dialetto è un arricchimento, insomma, una scelta che assume profonde ragioni culturali, psicologiche e autobiografiche. Con il suo uso si tramandano e custodiscono valori, tradizioni e costumi ma, soprattutto, l’alterità antropologica, l’inconscio collettivo e il patrimonio memoriale. Il dialetto fiumano continuerà ad esistere se verrà usato e valorizzato, se le persone che lo acquisiscono per nascita, tradizione e luogo di provenienza lo manterranno come lingua di comunicazione. Questo, del resto, è il destino di tutte le lingue.

 

Bibliografia

Sorace, A. (2012). “Una mente, due lingue, tanti vantaggi: perché il bilinguismo fa bene ai bambini? ”, conferenza tenuta il 19 aprile 2012 presso la Comunità degli Italiani di Fiume.

 

Il dialetto fiumano

Autrici: Gianna Mazzieri-Sanković, PhD e dott. Maja Đurđulov

Pubblicato il 22 ottobre 2015

Il fiumano è un dialetto (il termine corretto sarebbe forse “vernacolo”, in quanto caratteristico di una zona limitata, ovvero la sola città di Fiume) appartenente ai dialetti veneti. Si sviluppò probabilmente dal latino parlato dagli Illiri romanizzati nel VI secolo. Per la lingua di Fiume, come pure per gli altri dialetti italiani delle zone adriatiche, fu importante l’influenza di Venezia (in questo caso culturale, considerando il fatto che Venezia non ha mai dominato politicamente Fiume, se non brevemente tra il 1508 e il 1511). La città, ai tempi dei Duinati e dei Walsee, faceva parte del vescovado di Pola, che a sua volta era parte dell’Istria veneta e zona di dialetto veneto.

Fiume, avendo una posizione geografica strategica, sviluppò notevolmente la propria economia attraverso il commercio e il traffico marittimo. La lingua del commercio e dell’amministrazione era il dialetto veneto. Nell’Adriatico orientale dominava la sua variante veneziana, come lingua di commercianti e ufficiali che operavano in queste aree. Oltre all’italiano, in città si parlavano il croato, l’ungherese, il tedesco e il francese. Per ribadire l’importanza del commercio per lo sviluppo della lingua, bisogna ricordare che la prima testimonianza scritta in italiano (nel dialetto fiumano) a Fiume è la Tariffa del pesce, documento di estrema importanza redatto nel 1449. La potenza di Venezia in tutto il circondario (in particolare nella sponda orientale dell’Adriatico, in Istria, Dalmazia e Trieste) impose a queste zone i suoi usi e costumi ed esportò la sua civiltà non solo nel campo politico ma pure in quello civile. Anche la lingua parlata, quindi, si avvicinò maggiormente al dialetto veneziano.

Fiume nel XV secolo era ancora una città bilingue: il ceto superiore si esprimeva in dialetto fiumano, mentre il popolo utilizzava una lingua ibrida tra italiano, croato e illirico. L’influenza di altre lingue è fondamentale nel fiumano: in primis quella della lingua croata, nella variante ciacava, ma anche quella del tedesco e, in misura minore, quella dell’ungherese e del francese.

Il dialetto fiumano fa parte del ramo orientale dei dialetti veneziani (assieme all’istroveneto, al triestino e al veneto dalmata). Rispetto a questi, presenta un più alto numero di elementi della lingua italiana standard. Dopo la prima guerra mondiale è aumentata l’influenza dell’italiano letterario. Oggi possiamo parlare di due dialetti fiumani: il primo è il fiumano degli esuli, proprio di quelle persone che sono migrate e hanno italianizzato o rimosso molte parole mutuate da lingue straniere; il secondo è il fiumano dei rimasti, che alle orecchie degli esuli non è più quello di un tempo. Si tratta, in ogni caso, di una lingua ancora viva, usata spesso in un contesto non solo famigliare, nella comunicazione quotidiana tra gli appartenenti della minoranza italiana, ma spesso anche scolastica, promossa da insegnanti che cercano di allargare l’uso del dialetto anche in contesti extra-famigliari.

Come studiare il dialetto fiumano, visto che si tratta di un dialetto e cioè di un organismo in continuo movimento? Bisogna tener conto del fatto che i dialetti appartengono alla viva voce del popolo, spaziano dai proverbi alle leggende, dalle locuzioni e ai modi di dire e di parlare, sottoposti a continui mutamenti in cui gli antichi costumi scompaiono e danno spazio a nuovi modi di percepire il circondario. Ovviamente vi influiscono enormemente anche i mutamenti storici, politici e civili del territorio, motivo per cui il fiumano risulta essere influenzato e modificato ancora oggi da un numero elevato di lingue e di culture.

È difficile individuare il numero effettivo di parlanti del fiumano oggi, visto che molti fiumani si sono trasferiti da Fiume nelle città periferiche del circondario (Portorè, Castua, Viškovo, Abbazia, Volosca, Draga di Moschiena, ecc.). In ogni caso, il numero è superiore a 9269, che è il numero attuale di soci della Comunità degli Italiani di Fiume, perché non tutti i “fiumani” sono necessariamente soci della Comunità e anche tra i croati autoctoni (di Sussak) è frequente la conoscenza di questo dialetto.

 

Le lingue minoritarie a Fiume e nei dintorni con particolare attenzione all'italiano: descrizione e finalità

Autrice: Gianna Mazzieri-Sanković, PhD

Pubblicato il 6 giugno 2014

 

Nella città di Fiume sono censite 22 minoranze nazionali o etniche, che, attraverso le loro associazioni, coltivano e promuovono il proprio patrimonio culturale e la loro lingua allo scopo di preservarli. Secondo il censimento del 2011, le minoranze più numerose sono quella serba, bosniaca, italiana, slovena, albanese e rom, i cui membri comprendono rispettivamente il 6,57%, 2,06%, 1,90%, 0,85%, 0, 69% e 0,67% della popolazione.

Attraverso un'ampia gamma di attività destinate alle minoranze nazionali, ma anche per quelli che non ne fanno parte, vogliamo contribuire a favorire, promuovere e tutelare le lingue e le culture minoritarie di Fiume e dintorni. Nella fase iniziale ci concentreremo sulla lingua e sulla cultura della minoranza nazionale italiana, ma espanderemo gradualmente le nostre attività ad altre lingue e culture minoritarie. La minoranza nazionale italiana ha lo status specifico di minoranza autoctona in questo territorio. Le persone di nazionalità italiana e coloro che si sono dichiarati italofoni e membri della comunità di cultura italiana usano la lingua italiana, ma anche il dialetto fiumano locale, un dialetto di matrice veneta.

Nel tentativo di preservare il loro patrimonio culturale, la comunità nazionale italiana conserva la lingua e la cultura italiana nelle scuole d’infanzia, nelle scuole primarie e secondarie, nelle università e attraverso il Dramma italiano e i media italiani, come ad esempio Radio Fiume, la Casa editrice EDIT e le sue pubblicazioni "La Voce del Popolo", "Panorama", "La Battana" e "Arcobaleno". Ai membri della minoranza italiana di Fiume vengono offerti un asilo nido e sei scuole d’infanzia con programmi a tempo pieno in lingua italiana, come pure quattro scuole primarie e una scuola media superiore nelle quali le lezioni sono svolte in lingua italiana.

Nel 2011, presso la Facoltà di Lettere e Filosofia di Fiume, è stato istituito il Dipartimento di Italianistica, che offre un corso di laurea triennale e uno di laurea magistrale in lingua e letteratura italiana. Il Dipartimento è molto attivo nell'organizzazione di lezioni e conferenze internazionali su temi legati al patrimonio culturale e artistico della regione e nel campo dell'educazione permanente attraverso l'organizzazione di un programma di formazione professionale per insegnanti. Il Dipartimento collabora con il Consolato Generale d'Italia a Fiume e l'Istituto Italiano di Cultura di Zagabria nell'organizzazione della Rassegna del cinema italiano e nelle presentazioni di film, libri e altre pubblicazioni nel campo della lingua e della letteratura italiana. Per ulteriori informazioni riguardanti le attività del Dipartimento potete visitare il sito web.

Il nostro obiettivo è quello di informare i membri della minoranza nazionale italiana sui benefici del bilinguismo e di sviluppare tra loro la consapevolezza del valore e dell'importanza dell'uso del dialetto fiumano come lingua pari alle altre nel contesto della zona in cui viene usata, contribuendo così alla salvaguardia della lingua e della cultura della minoranza nazionale. Vogliamo stabilire una collaborazione tra gli studiosi che si occupano di bilinguismo e la comunità: educatori negli asili nido e nelle scuole materne con programmi in lingua italiana, insegnanti delle scuole italiane (ma anche di altre scuole), famiglie bilingui, genitori e membri della comunità italiana in generale. Vogliamo pure collaborare con associazioni artistico - culturali della zona che utilizzano la lingua italiana o il dialetto fiumano. Attraverso il parere degli esperti e una serie di attività informative vogliamo sostenere i genitori, gli educatori e gli insegnanti nell'educazione dei bambini bilingui e sensibilizzare i bambini più adulti, in particolare gli adolescenti, sui vantaggi del bilinguismo. Vogliamo pure contribuire alla progettazione e alla realizzazione di una strategia regionale volta alla diffusione del bilinguismo già dalla più tenera età e alla salvaguardia e lo sviluppo del dialetto fiumano e del patrimonio artistico - culturale di questa regione.

 

Bilingualism Matters è stato fondato dalla Professoressa Antonella Sorace dell'Università di Edimburgo.

 

Bilingualism Matters@Rijeka è stato istituito nell'ambito del progetto „Advancing the European Multilingual Experience (AThEME)”.

 

Questo progetto è finanziato dall'Unione Europea nell'ambito del Settimo programma quadro per la ricerca, lo sviluppo tecnologico e la dimostrazione con l'accordo di sovvenzione n.  613465.